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Full text of "Discorso funebre in lode del cavaliere Antonio Raffaele Mengs : recitato nella generale adunanza tenuta nella sala del serbatoio d'Arcadia il dì XI. maggio MDCCLXXX"

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DISCORSO  FUNEBRE 

IN  LODE  DEL  CAVALIERE 

ANTONIO  RAFFAELE  MENGS 

Eccitato  nella  generale  adunanza  tenuta  nella  [ala 

del  ferbatoio  d^ircadìa  il  dì  xi.  maggio 

ClDOCCLXXX 

DALL'     ABATE 

GIOVANNI  CRISTOFANO  AMADUZZ[ 


ProfefTore   di  lettere  Greche   nell' Archiginnafio 

della    Sapienza   di  Roma  ,  Socio  onorario 

della  Real  Accademia   di  Napoli 

Fra  gli  Arcadi  Biante  Didimeo 


IN    ROMA 

PER   BENEDETTO    FRANCESI 

Cen  permiJTione  de''  Superiori 


v^"^  iir  <^-^^^ 


A   SVA   ECCELLENZA 
IL  SIGNOR  MARCHESE    SENATORE 

LORENZO     GINORI 

IL    QVALE 

EMVLANDO  LA  GRANDEZZA  E  LE  VIRTV  DEL  PADRE 

E'   IL  MECENATE    DE'  BEI   INGEGNI 

IL  PROTETTORE  DELLE   BELLE  ARTI 

GIOVANNI  CRISTOFANO  AMADVZZI 

QVESTO    FVNEBRE    DISCORSO 

IN   LODE   DELL' APELLE  DEL  SECOLO 

PER  VN  OMAGGIO  AL  SVO  INSIGNE   MERITO 

ED  AL  SVO  SVBLIME  GENIO 

OFFRE  E   CONSACRA 


A  3  DI- 


Digitized  by  the  Internet  Archive 

in  2010  with  funding  from 

Research  Library,  The  Getty  Research  l.nstitute 


http://www.archive.org/details/discorsofunebreiOOamad 


DISCORSO 

DEL  SIGNOR  ABATE 

GIOVANNI   CRISTOFANO  AMADUZZI 

Fra  gli  Arcadi  Biante  Didimeo 


■  L 


A  natura  è  la  madre  di  tutte  le  cose 
create  ,  e  i  prodotti  della  di  lei  creazione 
sono  quelle  forme  archetipe  ,  le  quali  ispi- 
rano all'  uomo  fardimentoso  genio  d'imitar- 
la .  L  opre  deir  uomo  formate  sui  di  lei  mo- 
delli costituiscono  le  arti ,  e  divengono  po- 
scia discipline  umane  i  precetti ,  e  le  istru- 
zioni per  bene  eseguirle  senza  offendere  i 
suoi  grandi  esemplari .  Tutte  le  arti ,  e  le 
scienze  sono  perciò  così  fra  loro  connesse , 
che  sembrano  avere  in  certa  guisa  un  vin- 
colo di  cognazione,  che  fune  colfaltre  con- 
giunga T^).  Si  direbbe  con  ragione,  chele 
facoltà  tutte  nacquero  già  ad  un  tempo  stesso 
dal  capo  di  Giove  gemelle  a  Minerva,  in  cui 
son  esse  acconciamente  simboleggiate .  Ma 
la  poesia  ,  e  la  pittura  ,  figlie  amendue  pre- 
dilette del  genio  ,  e  della  ragione ,  e  felici 
alunne  della  hbertà  ,  e  dell'ardimento  si  ap- 

A   3  pros- 

(a)  Omnes  artes  ^  quae^^  Cicer.    orat.    prò  ^rchia. 

ad  humanitat:m  pertineyit  ,  "^ulìa  ars  non  alterius  artis 

habent  qiioddam  communc_^  aiit    mater  ,  aut  propinqua 

vinciilum  .  &  quasi  cogna-  eji  .  T«rtuU.  de  idololatria , 
tione  intcr  se  continentur  . 


prossimano  ,  e  si  rassomigliano  in  una  ma- 
niera la  più  singolare .  Si  propongono  esse 
appunto  uno  scopo  medesimo  ,  quello  ciò  è 
di  piacere  all'universal  delle  genti,  e  d'in- 
sinuarsi negli  animi  nostri  per  la  via  de'  sensi, 
e  dell'immaginazione  .  Se  i  sensi  soffriran- 
no un  urto  ingrato,  se  l'immaginazione  re- 
sterà offesa  ,  sarà  segno  piucchè  certo,  che 
la  natura  non  regna  ne'  prodotti  di  queste 
facoltà.  La  natura  è  sempre  costante,  ed 
uniforme  nelle  sue  cose,  e  perciò  il  gusto 
della  moda ,  ed  il  piacere  particolare  noji_. 
fu  mai  il  criterio  della  bellezza  .  La  natura 
è  pur  semplice  ,  e  tranquilla  per  se  mede- 
sima, e  perciò  gli  accozzamenti  composti, 
e  i  moti  violenti  sono  le  sue  crisi  ,  e  lo 
crisi  formano  la  riordinanza  delle  sue  aber- 
razioni ,  e  l'equilibrio  dell' universo  .  Se  si 
rappresenti  la  natura  in  uno  stato  permanen- 
te di  risentimento,  e  di  commozione,  n'usci- 
rà un'opera  tutta  dal  di  lei  stato  ordinario 
dissimile  :  siccome  sarebbe  un' altr' opera  ad 
essa  affatto  contraria  quella,  che  la  espri- 
messe in  uno  stato  perenne  di  torpore  ,  e 
d'inerzia,  stato  a  lei  affatto  peregrino,  e 
sconosciuto  .  Tengasi  per  fermo ,  che  sic- 
come ci  annoia  il  languore ,  che  regna  nell' 
opere  imitatrici  della  natura ,  perchè  prive 

sono 


VII 


sono  dì  quc*  dardi ,  che  slancia  per  così  dire 
la  ragionata  armonica  disposizione  delle  par- 
ti ,  così  ci  percuote ,  e  ci  turba  quell'entu- 
siasmo ,  quel  furore  ,  e  quella  arditezza.; , 
che  l'artefice  prende  ad  imprestito  dalle  sue 
idee  indigeste  ,  e  da  un  deliro   di  febbrij 
intellettuale  ,  non  potendolo  per  certo  de- 
sumere dalla  bella  natura  .  La  vista  ,  e  l'udi- 
to sono  due  organi  preziosissimi  de'  nostri 
sensi ,  i  quali  hanno    dritto  di  non  essero 
disgustati  .  Un  pittore  languido  ,  un  poeta, 
ed  un  oratore  melenso  sono  i  figliastri  della 
natura  .  Un  pittore  ardimentoso  ,  un  poeta, 
ed  un    oratore    furente  sono  i  spuri    della 
natura.  La  poesia,  che  sembra  un  linguag- 
gio studiato,  ed  artificioso ,  none,  se  ben 
si  consulti  l'antichità,  che  il  linguaggio  più 
puro  della  natura.  I  libri  più  antichi  delle 
nazioni  ingentilite  ci  presentano  poemi  no- 
bilissimi prima  delle  prose  medesime,  e  ne 
hanno  pure  le  stesse  nazioni  silvestri  ne'  lo- 
ro barbari  idiomi  (a) .  La  nobiltà  della  mente 
umana  getta  sempre  qualche  scintilla  anche 
in  mezzo  alla  rozzezza  .  Se  questa  si  esalti, 
si  riscaldi ,  e  si  raffini ,  queste  scintille  ,  in- 

A  4  dizi 

(a)  Della  poesia  de'  Ma-  ricum  ,    ìeu  Samscrudoni- 

labari  si  legga  la  noftra  pre-  ciim  .  Romae    1772.    typis 

fazione  premessa  aW^lpha-  sac.  congr.   de  propag,  tìde 

ketum  Crandoìiico-Malaba-  §.  iv.  pag.  xiiL 


vili 


dizi  d'un' anima ,  che  regna  in  esse,  si  svi- 
lupperanno maggiormente  ,  e  si  moltipliche- 
ranno .  I  detti  i  pili  arguti  ,  l'idee  le  più 
vive  ,  l'immaginazioni  le  più  graziose  sono 
le  scintille,  che  io  or  dico  .  Quando  o  l'idea 
di  Dio  ,  o  la  giocondità  delle  cose  create 
empia  l'uomo  di  giubilo  ,  e  di  piacere  ,  ecco 
in  moro  le  sue  passioni ,  ed  ecco  ,  che  le 
passioni,  le  quali  per  mezzo  de'  nervi,  corpi 
deferenti  dell'elettricità  spirituale ,  portano 
il  fuoco  alla  mente ,  l'esaltano  quindi ,  la.» 
sublimano ,  e  la  rendono  capace  di  parlare 
quel  raro  linguaggio ,  che  vien  composto  da 
lina  continuazione  di  caldo  entusiasmo  . 
Om.ero  alunno ,  ed  ispettore  piuttosto  della 
sola  natura  ,  che  imitatore  d'Orfeo  ,  e  di 
Museo,  Omero  per  conseguenza  il  poeta-» 
il  più  antico  ,  o  ahneno  il  più  sublime,  e  il 
più  perfetto  di  quelli ,  che  il  tempo  ci  tras- 
mise ,  sembra  esser  stato  appunto  quello  , 
che  fìsso  il  primo  la  bella  alleanza  fra  ì^u 
poesia,  e  la  pittura,  comecché  esso  ricono- 
sciuto essendo  universalmente  per  il  fonte 
degl'ingegni ,  qual  lo  disse  Plinio  (^) ,  e  per  il 

PrU 

(a)  Fons  ingenìoruni—j  .  ta  nel  museo  Capitolino  , 
Lib.  XVI f.  cap.  5.  Nella  ce-  bea  a  ragione  si  leggono 
lebre  tavola  Iliaca  conserva-    quelli  antichi  versi  : 

. . .  aPHON 


IX 


Pfìnìo  pìttor  delle  memorie  antiche  (a) , 
dasse  in  appresso  alla  civilizzata  Grecia ,  ed 
alla  dotta  Atene  i  più  scelti  soggetti  per 
la  pittura,  o  per  la  scoltura .  Fu  egli,  per 
cui  la  favola  divenne  l'essenza,  come  lo  è 
secondo  Platone  (^),  della  poesia,  e  della-/ 
pittura  y  cosicché  e  l'idee  de'  poeti  tutti ,  e 
le  rappresentanze  pittoriche  si  raggirassero 
quindi  intorno  quel  ciclo  mitico,  che  for- 
ma tutto  il  sistema  favoloso  dal  congiungi- 
mento d'Urano  colla  Terra  sino  al  ritorno 
d'  Ulisse  in  Itaca  ,  e  che  in  somma  altro  non 
è  5  che  tutto  il  complesso  della  rapsodia  Ome- 
rica (^)  .  Era  Nicia  ,  che  diceva  ,  come  ci 
fa  fede  Demetrio  Falereo  (d) ,  che  l'argo- 
mento ,  o  sia  l'idea  dell'opera  non  tanto  nella 
pittura ,  quanto  nella  poesia  andava  desunto 
dalle  favole,  le  quali  per  consenso  univer- 
sale 


....    aPHON  MA0E  TASIN  OMHPOT 
CXJPA  AAEIS   nASHS   METPON  EXH2   20<t)IA2  . 
L'ordin   d'Omero  apprendi  \  e  ammaejlrato 
In  esso    d'ogni   scienza   acqui ft a   il  lume. 
Si  veda  l'illustrazione  del  ce-        (e)  Ki^kXcc  ixvBikc^  .  Proci, 
lebre  Sig.  Canonico  Nicco-     Chrestomnth .  apudPhotium 
lòFogginiTom.iv.  del  Mu-    Biblioth.  pag:.'^2i.  lìn.27. 
seo  Capitolino  tav.  Lxviii.  (d)  De  elocut.  $.76.  La- 

pag.  365.  tino   Pacato  nel  panegi-ico 

(a)  Petrarca rmw/,  della     di   Teodosio  magno  :  Ger- 
Fama  cap.3.  mana  illa  pi^orum  ,  poeta- 

(b)  Pljaedon.]^zg.22.ìln.     rumque  commenta  . 
41. 


sale  sono  ornai  divenute  un  mistico  linguag- 
gio,  sotto  cui  s'adombrano  le  idee  di  tutte 
le  cose.  Ciò  posto,  dir  potremo  per  qual- 
che istante  la  poesia  (  fatta  poi  madre  della 
favola)  anteriore  pur  di  nascita  alla  pittura, 
giacche  non  si  può  a  ragione  chiamar  pit- 
tura quella,  che  cominciò  dal  contornar  pu- 
ramente con  semplici  linee  l'ombra  dell'uo- 
mo (a) .  Omero  pertanto  fu  il  gran  legisla- 
tore della  poesia  ,  e  della  pittura  .  Si  legga 
Pausania  ,  quell'  ammirabile  Greco  viaggia- 
tore, che  acconciamente  descrisse  tutto  ciò, 
che  di  bell'arti  nel  suo  tempo  ancor  sussi- 
steva ,  si  legga  il  gran  Plinio  depositario  di 
tutto  lo  scibile,  e  di  tutti  i  più  nobili  pro- 
dotti della  natura  ,  e  dell'arte  ,  e  si  trove- 
ranno presso  d'essi  in  ogni  lavoro  ,  che  è 
figlio  del  disegno  ,  le  piìi  luminose  tracce 
dei  poemi  d'Omero  (b) .  Lo  stesso  Omero  era 

pur 

{■à)  Plin.   lib.  XXXV.  na-  sua   pittura  fatta  in  Delfo  , 

tur.  histor.  cap.^.  questo  appunto  si  rileva — .  . 

(b)  Polignoto  dipinse  in  Lo    stesso    altrove    dipinse 

Delfi  l'eccidio  di  Troia  ,  co-  Ulisse  ,  che  uccide  i  Proci  , 

me   narra    Pausania    lib.x.  come  si  ha  presso  il  medesi- 

Però  sembra  aver  Polignoto  mo  lib.ix.  Così  Ulisse  nella 

profittato  ancora  delle  poe-  barca  fu  dipinto   da  Panfilo 

sie  di  Lesche  ,  intitolate^,  il  maestro  d'Apelle  :  è  Pli- 

lAIAS  H  MIKPA   la  picciola  nio  ,  che  l'attesta  lib.xxxv. 

Iliade  ,  giacché  Pausania »  cap.io.  Tutta  la  guerra Tro- 

stesso  ivi  ci  attesta, che  dalla  iana  fu  dipinta   da  Teodoro 

in 


pur  l'idolo,   era  l'arsenale,   d'onde  frequen- 
temente gli  Etrusci  5  popolo  antichissimo  , 

e  do- 


in  più  tavole ,  che  poi  orna- 
rono in  Roma  i  celebri  por- 
tici di  Filippo  :  così  si  ha_» 
presso  lo  stesso  Plinio  al  lib. 
cit.  cap.ii.  Vuole  il  Dele- 
campio  ,  che  il  sublime  ri- 
piego preso  da  Timante  di 
coprire  il  capo  di  Agamen- 
none alla  vista  del  sacrificio 
d'Ifigenia  sua  figlia  [come 
ci  narra  Cicerone  de  per- 
feB.  orat.^  Quintiliano  (jm?. 
instit.  lib.  il.  cap.13.  ,  Va- 
lerio Massimo  lib.viil.  cap. 
II.,  ed  altri  3  sia  desunto 
da  Euripide  [_Jphig.  in  ^11- 
lide  vers.1550.  j  ;  ma  poi 
Eustazio  [al vers.  1 63 .  Iliad. 
<y.  dell'  edizione  Romana — > 
pag.1343.  60.3  non  d'al- 
tronde il  vuol  derivato  ,  che 
dalla  grandezza  del  dolore 
espresso  ne'  versi  d'Omero 
[al  luogo  citato.  3  Anche  il 
Poussino  espresse  in  pittura 
Io  stesso  ingegnoso  ripiego 
«el  suo  Germanico  .  Si  ve- 
da il  Dizionario  dell'Adv^o- 
cat.  V.  Timante  .  Lo  stesso 
Eustazio  [  pag.  145.  dell' 
ediz.  medesima  di  Roma] 
ci  assicura  non  il  solo  Fidia 
avere  espresso  in  marmo  , 
ma  Eufranore  ancora  in  ta- 
vola il  Giove  Olimpico,  qual 


ce  lo  rappresentano  i  versi 
d'Omero  \lliad.  a.  v.528.3 
Si  crede  opera  di  Fidia  la_» 
statua  del  Giove  di  Verospi , 
ora  del  museo  dementino 
Vaticano  .  Però  la  sola  te- 
sta è  antica  ;  il  resto  è  la- 
voro moderno  .  Fu  pur  da 
Omero  ,  che  Zeusi  apprese 
di  dare  alle  femmine  una — » 
forma  robustissima  ,  come 
ci  fa  fede  Quintiliano  [lib. 
xtI.  cap. io. 3  Plinio  perfi- 
ne ci  assicura  ,  che  A  pelle 
nel  dipingere  Diana  mista  al 
coro  delle  vergini  sacrificanti 
superò  persino!  versi  d'Ome- 
ro ,  che  questo  fatto  ci  de- 
scrivono [  OdysS'  ^.  lib.  VI. 
V. 102. 109. 3  Potrebbe  quest* 
ultima  osservazione  confer- 
mare P  asserzione  del  Gav. 
Giosuè  Reynolds  nel  suo  ili. 
discorso  sull'arti  del  dise- 
gno ,  che  mercè  una  certa 
dignità  intellettuale,  la  qua- 
le sovente  nobilita  l'arte  del 
pittore  ,  e  lo  distingue  dal 
puro  meccanico ,  possa  pro- 
durre in  un  istante  que'  ma- 
ravigliosi  effetti ,  che  appena 
prodotti  sono  dall'eloquen- 
za ,  e  dalla  poesia  dopo 
molti  sforai  lenti ,  e  ape- 
tuti  . 


xu 


e  dominatore  dell'  Italia  dall'Alpi  Cozie  sino 
air  ultima  Calabria,  cavavano  i  fatti  per  di- 
pingere ,  o  per  scolpire  .  Lasciamo  ora  da 
parte  le  loro  urne  ,  e  le  patere  ,  e  venga 
ora  solamente  sotto  il  nostro  esame  la  loro 
pittura  ceramica  ,  preservata  a  noi  in  cin- 
quecento ,  e  più  vasi  dipinti  a  fuoco  ,  che 
con  arte  immortale  spirano  tuttora  una  vi- 
vacissima giovanezza  ;  cosicché  in  mezzo  alle 
perdite,  che  del  nome  in  fuori  fatte  abbia- 
mo totalmente  delle  Greche  pitture  ,  ed  in 
mezzo  ai  pochi  vestigi  rimastici  delle  Roma- 
ne nel  sepolcro  de'  Nasoni ,  nella  piramide 
di  Caio  Cestio  ,  nelle  terme  di  Tito  ,  nelle 
delizie  di  Lucilla  al  Viminale  (^a) ,  nelle  ul- 
timamente scoperte  figure  di  sei  servi  da- 
piferi ,  e  d'  un  pocillatore  al  Laterano  (b) , 
e  nelle  pareti  d'Ercolano  ,  e  di  Pompei ,  al- 
tra non  vi  abbia  tra  le  antiche  nazioni ,  che 
ostentar  possa  un   numero  maggiore  di  mo 

nu* 


(a)  Questo  e  un  sospetto  l'art.  viiT.  pag.25 1.  ,e  segg. 

ben  verisimile  del  eh.  signor  del  Tomo  vi. 
Consigliere   Gio.   Lodovico  (b)   Si  veda  su  queste  pit- 

Bianconi  ministro  di  sua  al-  ture  una  lettera  dello  s-^esso 

tezza  reale  l'Elettore  di  Sas-  leggiadro  scrittore  ,  che  do- 

sonia  in  Roma,  nel  suo  eie-  vrà   aver  luogo  nel  corren- 

gantissimo  elogio  storico  del  te  Tomo  vii.  dell'AntoIo>- 

Cav.Mengs,  pubblicato  neir  già  Romana  . 


Antologia  Romana  .  Ved. 


XIII 


numenti  dipinti  (^).  Dopo  Omero  anche  gli 
altri  poeti  furono  sempre  i  maestri  ,  e  gì* 
istruttori  de'  pittori  ;  cosicché  le  fantasie  di 
quelli  addivennero  le  guide  de'  pennelli  di 
questi .  Anacreonte  perciò  è  quello  ,  che-» 
pur  detta  al  pittore  tutte  le  bellezze  ,  che 
distinguer  debbono  e   la  sua  Euripile  (b)  , 

ed 


(a)  Oltre  le  storie  desun- 
te dall'ovo  ,  e  anteriori  alla 
storia  Omerica  ,  che  fanno 
l'ornamento  di  queste  anti- 
chissime dipinture  ,  spesso 
s'incontrano  in  esse  le  più 
vive  rappresentanze  de'  rac- 
conti d'  Omero  .  Vi  hanno 
vasi  ,  che  mostrano  ^  qual 
si  trova  presso  Omero  [Iliad. 
^.  lib.vi.J  il  combattimen- 
to di  Marte  con  Diomede  , 
e  Minerva  in  mezzo  ad  essi  \ 
Elena  congiunta  in  matri- 
monio con  Menelao  ,  assi- 
stenti i  Dioscuri  suoi  fratelli; 
il  rapimento  di  Tetide  fatto 
da  Peleo  \  il  giudizio  di  Pa- 
ride ;  il  ratto  di  Elena  ;  la 
contesa  di  Nettuno  con  Lao- 
medonte  ;  il  sacrificio  d'Ifi- 
genia ;  Oreste  con  Pilade 
agitato  dalle  furie  ;  ed  altre 
cose  sì  fatte  ,  che  ci  mostra- 
no Omero  pressocchè  ospite 
dell'Etruria  nelle  sue  poe- 
sie .  Per  esser  convinti  di 


ciò  basta  leggere  l'eruditis- 
sima òìsi>ext2iz\ontde  ptcturtt 
Etruscorum  del  celebre  Ab. 
Gio.  Batista  Passeri ,  fra  gli 
Arcadi  Feralbo  ,  morto  ai 
4.  febbraio  di  quest'anno  , 
e  riprodotta  per  nostra  cura, 
in  lingua  volgare  nel  Tomo 
XVI.  della  'Nuova  raccolta^ 
d'opuscoli  scentifici ,  e  filolo- 
gici stampata  in  Venezia — » 
sotto  la  direzione  del  cele- 
bre P.  Lettore  Don  Fortu- 
nato Mandelli  ;  e  l'altra  sua 
dissertazione  ingegnossima, 
intitolata  dell'  Etruria  Ome- 
rica ,  inserita  nel  To.xviil. 
della  stessa  raccolta . 

(b)  Od.  XXVllI.  Trpo;  toV 

liiviìc  ,  ad  pictorem  de  sui 
ipsius  amica  ,  che  il  Barnes 
sospetta  essere  Euripile ,  di 
cui  si  veda  il  Giraldi  lib.  ix. 
de  poetar,  hist,  in  vita  %4nii' 
creontis  . 


-rr^  XIV  ,-"^ 

ed  il  suo  Bacillo  {a)  .   Perchè  non    diremo 
noi  ora,  che  i  versi  di  Virgilio,  d'Orazio, 
d'Ovidio,  e  di  tutti  coloro  ,  che  fecero  au- 
reo il  secolo  d'Augusto,  dassero  pur  l'ani- 
ma alle  tinte  di  Ludio,  che  fu  il  primo  fra 
i  Romani  a  rimettere  in  uso  il  dipingere  sul 
muro  i)))  %  Chi  sa ,  se  non  profittò  egli  gran- 
demente dell' immortale  lavoro  georgico  del 
Mantovano  poeta   nel  formar  le  pitturo  , 
che  furono  sua  opera  ,  d'alcune  cose  ville- 
resche  (e)  ?  Forse  non  altrimenti,  che  colla 
lettura  di  questi    eccellenti  poeti  Messala-» 
Corvino  addestrò  alla  pittura  il  mutulo  Quin- 
to Pedio ,  che  sotto  gli  auspici  dello  stesso 
Augusto  cominciò  con  successo  a  maneggia- 
re il  pennello  ;  il  quale  poi  morto  giovane 
tolse  a  Roma  la  curiosità  di  veder  l'esito  di 
così  singolare  fenomeno  {d) .  DccHnò  al  basso 
la  poesia  col  declinare  dell'impero  Romano, 
e  coU'una ,  e  coU'altra  declinarono  le  beli' 
arti ,  la  decadenza  delle  quali  marcia  sem- 
pre di  pari  passo  alla  decadenza  delle  lette- 
re .  Pari  al  rozzo  ritmo  Pipiniano  del  par- 
roco Veronese  Gaidlado  è  la  tavola  miniata 
iconografica  di  Verona ,  che  gli  corrispon- 

de; 

(a)  Od.  XXIX.    trt   Tr^U  (b)  Plin.  lib.  xxxv.  cap. 

^6óy^ct<t>cv    7r«pi    T?  i^ùìfjLìva  IO. 

écLUT^  EcL^v>'hv...ad  pictorem  (e)  Plin.  ivi  . 

de  amasio  suo  Bathyìlo  .  (d)  Plin.  lib.  cit.  cap. 4. 


sr^  XV  ^^'^^ 

de  (a)  ;  siccome  pari  al  barbaro  poema  del 
Monaco  Donizzonc  è  la  miniata  genealogia 
della  Contessa  Matilde,  che  l'accompagna  (b). 
Sursero  a  nuova  luce  le  lettere  nel  seco- 
lo XIV. ,  e  la  poesia  stessa  cominciò  a  gran- 
deggiare nel  nuovo  linguaggio  Italico  ,  figlio 
dell'antico  Romano  ,  mercè  Tingegno ,  ed  il 
saper  sovragrande  di  Dante  ,  e  di  Petrarca . 
Si  scossero  a  questo  fulgore  anche  le  beli* 
arti ,  e  fra  queste  principalmente  la  pittura, 
la  quale  prima  avea  fatta  una  troppo  infeli- 
ce figura  fra  le  mani  di  Cimabue ,  e  di  Giot- 
to suo  discepolo.  Simone  Memmi  di  Siena, 
Masaccio  di  Valdarno  ,  Pietro  Perugino,  Lio- 
nardo  da  Vinci ,  Michelangnolo  Buonarroti, 
e  finalmente  il  divin  Raffaello  dietro  le  tracce 
luminose  della  più  colta  poesia  sublimarono 
la  pittura  ad  un  apice  il  più  maraviglioso  . 
Meritò  il  pittore  di  Siena  Tonore  di  dipin- 
gere 

(a)  Si  veda  il  ritmo  dell'  rono  pubblicati  dal  celebre 
anonimo  Pipiniano  volgariz-  Proposto  Muratori  Tom.  v. 
zato  ,  commentato  .  e  difeso  rer.  Ital.  scriptor.  ,  e  la  mi- 
da  Ciò.  Iacopo  Dionisi  Can.  niatura  fu  prodotta  in  rame 
^ccad.  ^letofilo  .  Verona  dal  eh.  Monsignor  Stefano 
1773.  Borgia  sin  dall'anno  1767.5 

(b)  Nel  Cod.  Vaticano  ed  indi  riprodotta  in  picciola 
4922.  si  trovano  questi  ver-  forma  dal  P.  Carlantonio 
si ,  e  questa  miniatura  gè-  Erra  nelle  sue  Memorie  sto- 
jiealogica  .  I  versi  dopo  il  rico -critiche  della  gran  Con.. 
Gretsero  ^  e  il  Leibnizio  fu-  tessa  Matilde  .  Roma  1768. 


XVI 


gere  la  gentile   immagine    di  Laura  dietro 
talto  concetto  del  Petrarca , 

Cf}  a  fuo  7iome  gli  pf.fe  in  man  lo  Jlile  ; 
e  meritò  indi  il  nuovo  onore  d'essere  rin- 
graziato con  un  suo  elegantissimo  sonetto  io) 
maggior  d'ogni  mercede  .  I  suoi  sublimi 
trionfi  furono  pur  quelli  ,  che  in  appresso 
formarono  il  gran  subietto  alle  note  applau- 
ditissime  pitture  di  Tiziano  .  Non  sarebbe-» 
riuscito  così  grande ,  e  così  dolcemente  ter- 
ribile funiversalc  giudizio  àì\  Michelagnolo  , 
se  non  avesse  preso  ad  imprestito  le  più  forti 
tinte  dalla  divina  commedia  di  Dante  Q)) .  Di 
quanto  non  fi  confessa  debitore  Raffaello 
stesso  sul  punto  delle  forme  ,  e  della  bellez- 
za a  Baldassar  Castiglione  (e)?  Qual  beli* 
omaggio  da  lui  reso  alla  poesia  non  è  egli 
mai  il  Parnasso  da  lui  dipinto  nel  Vaticano  , 
ove  i  principali  poeti  tutti  e  morti,  e  viventi 
egli  seppe  ritrarre ,  e  d'essi  alcuni  anche  al 
naturale  ?  Ma  qual  spazioso  campo  non  avrei 

io 

(a)  Sonetto  tviiT.  cappella  Bentivoglìo  in  Bo- 

(b)  Sullo  stesso  modello     logna  . 

fu  pur  formato  da  Fra  Bar-  (e)  Si  veda  la  lettera  di 

tolommeo  ilgiudiziouniver-  Raffaello  scritta  al  Castiglio- 

sale  nella  chiesa  di  San  Mar-  ne  pag.241.  della  descrizìo- 

co  di  Venezia  ,  il  gran  qua-  ne  delP  immagini  dipinte  dtt 

dro  del  paradiso  del  Tinto-  RaffaeUe  d"  Urbino   &c.  di 

retto  ,  e  il  paradiso,  e  l'in-  Gio.  Pietro  Bellori  ;  in  Ro- 

ferno  di  Lorenzo  Costa  nella  ma  1 75 1 .  presso  Barbiellini. 


^"f^  XVII  z^'^^» 


io  mai  da  trascorrere ,  se  ora  mi  prendesse 
vaghezza  di  schierarvi  puranche  d'avanti  tutti 
que'  pittori ,  che  profittarono  delle  fantasti- 
che bizzarrie  dell'Ariosto  {a)  ,  delle  idee  più 
naturali,  e  più  regolate  del  Tasso  (è),  della 

JB  dire- 


(a)  Niccolò  dell'Abat^^, 
Modenese  espresse  special- 
mente in  Bologna  in  una  sa- 
la del  palazzo  già  Torfanini, 
ora  d'Este  ,  alcuni  fatti  de- 
sunti dall'Orlando  furioso  ; 
ma  di  tali  opere  non  sono 
rimasti  ,  che  i  disegni  fatti 
ricavare  dal  Dottor  Iacopo 
Bartolommeo  Beccari,essen- 
do  state  sì  belle  pitture  bar- 
baramente demolite .  Ne  di- 
pinse altri  simili  in  Scandia- 
no, già  feudo  de'  Conti  Bo- 
iardi discendenti  dal  celebre 
Matteo  Boiardo  ,  autore  dell' 
Orlando  innamorato  ,  den- 
tro ,  e  fuori  del  palazzo  di 
questa  celebre  villa  .  Siamo 
debitori  di  questa  notizia  al 
signor  Pietro  Pasqualoni  Ro- 
mano ,  da  cui  aspettiamo 
una  più  ricca  edizione  del 
celebre  Jlhacedario  pittori- 
co ,  intorno  al  quale  lavora 
da  tanti  anni  . 

(b)  Si  vede  dipinto  con 
un  colorito  ,  e  con  una  fòr- 
za stupenda  nel  palazzo  Co- 
staguti  in  Roma  il  Rinaldo 


addormentato  sopra  un  bel 
carro  tirato  da  due  draghi 
con  Armida  ,  che  lo  con- 
templa ,  opra  di  prima  ma- 
niera del  Quercino  .  Altri 
fatti  del  Tasso  furono  pure 
espressi  in  molti  quadri  da 
Ippolito  Scarsellino  Ferrare- 
se ,  de'  quali  alcuni  si  con- 
servano da  Monsignor  Gio. 

Maria  Rimin.aldi  ,  grande » 

amatore  delle  bell'arti  ,  e > 

della  gloria  della  sua  patria, 
quale  ora  tanto  più  volen- 
tieri rammentiamo  ,  quanto 
maggiormente  egli  è  inte- 
ressato per  l'onore  pittori- 
co ,  e  per  gli  affari  econo- 
mali del  celebre  Cav.Mengs, 
che  ora  noi  celebriamo  ,  le- 
gandolo un'antica  amicizia 
al  primo  ufficio  ,  ed  obbli- 
gandolo al  secondo  la  sovra- 
na destinazione  ,  che  Sua 
Santità*  ha  providamente 
fatto  della  sua  persona  ,  in 
amministratore  del  suo  pa- 
trimonio ,  e  della  sua  fami- 
glia .  Antonio  Tempesta — » 
acquistò  gran  fama  nel  di- 
pin- 


xviir 


direzione  ,  e  de'  suggerimenti  d'AnnibaI  Ca- 
ro (a)  ,  e  del  Molza  (b)  ,  e  delle  fecondi-» 
immaginazioni  ,  benché  talvolta  troppo  ar- 
dite, del  Cav,  Marino  (e)?  Dove  non  andrei 

a  va- 


pingere  in  vari  palazzi  ,  e 

nell'intagliare  ne'  rami  le » 

azioni  del  poema  del  Tasso. 
Amici  del  nostro  poeta  fu- 
rono Ambrogio  Figino  ,  Fe- 
derico Zuccheri  ,  Francesco 
Terzi ,  e  Bernardo  Castello, 
de'  quali  gli  ultimi  due  anda- 
rono a  visitarlo  nella  stessa 
prigione  in  Ferrara  ,  per  ri- 
cevere da  lui  ammaestra- 
menti intorno  alla  loro  ar- 
te ,  e  sopratutto  alcune  in- 
venzioni ,  e  favole  da  di- 
pingere .  Sì  potrebbe  aggiu- 
gnere  ,  che  Gio.  Batista  Pa- 
cichelli  possedeva  le  favole 
del  poema  del  Tasso  ,  dipin- 
te in  cristallo  ,  come  egli  af- 
ferma apag.273.  della  pri- 
ma parte  delle  sue  Memorie 
stampate  in  Napoli  1690. 
Si  veda  anche  Pier  Iacopo 
Martelli  nel  suo  dialogo  in- 
titolato //  Tasso ,  0  della  va- 
nagloria ,  pofìo  avanti  alla 
Gerusalemme  ,  stampata  in 
Venezia  da  Carlo  Buonarri- 
go  1722.  V^ogliamo  confes- 
sarci   debitori    d'alcune    di 

queste  notìzie  al  celebre », 

ed  erudito  signor  Abate  Pier- 
antonio  Serassi ,  da  cui  as- 


pettiamo una  più  compita  » 
e  ragionata  vita  del  grarL_> 
Torquato ,  che  egli  sta  com- 
pilando . 

(a)  Si  veda  h  descrizio- 
ne ,  e  relazione  isterica  del 
nobilissimo  ,  e  real  palazxo 
di  Caprarola  &c.  di  Leopol- 
do Sebastiani ,  stampata  in 
Roma  i74i.cap.  il.pag.7. , 
e  segg.  ,  e  si  vedrà ,  che  l'il- 
lustre poeta  ,  e  segretario 
di  Pierluigi  ,  e  poi  di  Ranuc- 
cio Farnesi  padroni  del  pa- 
lazzo ,  diede  il  soggetto  alla 
maggior  parte  di  quelle  insi- 
gni pitture ,  eseguite  dai  fra- 
telli Taddeo  ,  Federico ,  ed 
Ottaviano  Zuccari .  Pierlui- 
gi Farnese  fu  l'edificatore.^, 
ed  il  Vignola  l'architetto 

(b)  Ivi  cap.iil.  pag.14., 
e  17.  si  accennano  due  in- 
venzioni del  Molza  con  due 
Greci  motti ,  parimenti  ese- 
guite in  pittura . 

(e)  Comunicò  il  Cavalier 
Marino  varie  invenzioni  per 
le  loro  opere  a  Bartolommeo 
Schidone,  a  Iacopo  Palma 
il  giovane ,  a  Bernardo  Ca- 
stello 3  e  al  Cav.  d'Arpino  . 


XIX 


a  vagare  ,  se  gli  onori  renduti  dagli  anti- 
chi (^),  e  dai  moderni  (b)  dipintori  ai  poeti 
loro  amici ,  e  loro  maestri  ,  io  vi  volessi  qui 
ora  esporre  ?  Qual  altro  campo  non  avrei  da 
diffondermi ,  se  mi  piacesse  mostrarvi  la  so- 
miglianza de'  pregi ,  e  de'  difetti ,  che  hanno 
fra  se  le  pitture ,  e  le  poesie  ^c)  ?  Qual  non 

B   2  sareb- 


(a)  Timeneto  ritrasse  il 
volto  di  Museo  (  Paus.  lib.  i. 
pag'39'  5^0  Calatone  di- 
pinse Omero  in  atto  di  ri- 
gettare ,  per  una  maniera—» 
alquanto  ofifendente ,  e  bas- 
sa 5  ma  però  espressiva  ,  e 
significante  ,  dalla  bocca  il 
cibo  ,  e  gli  altri  poeti  ,  che 
di  quello  si  pascono  (  J^liano 
var.histor.  lib.xiil.  cap.22.) 
Nicia  dipinse  la  necroman- 
zia d'Omero  stesso  (  Plin. 
lib.  XXXV.  cap.  il.  )  Nico- 
maco  ornò  delle  sue  pitture 
il  monumento  del  poeta  Te- 
lefto  ,  da  Aristrato  Tiranno 
de'  Sicioni  al  medesimo 
eretto  (Plin.  ivi  cap.  io.) 
Leone  perfine  dipinse  la_-> 
faccia  non  belja  di  Saffo 
(Plin.  ivi  cap.i  I.  ) 

(b)  L'immortale  Raffael- 
lo dipinse  nel  Pamasso  Vati- 
cano Omero  ,  Saffo  ,  Co- 
rinna ,  Pindaro  ,  Virgilio  , 
Orazio  j  Dante  ,  Petrarca  , 


Boccaccio ,  Sannazzaro ,  Ti- 
baldeo  &c. ,  come  si  può 
vedere  nella  descrizione  del^ 
le  immagini  dipinte  da  Raf~ 
faelle  d'Urbino  nel  palauj) 
Vaticano  ,  e  nella  Farnesina, 
alla  Lungara  &c.  di  Ciò. 
Pietro  Bellori  ,  stampata  in 
Roma  per  Barbiellini  175 1. 
pag.50. ,  e  segg.  Dosso  Dos- 
si dipinse  il  ritratto  dell'A- 
riosto ,  il  quale  avea  già 
lui  co'  suoi  versi  celebrato  . 
I  pittori  amici  del  Cav.  Ma- 
rino in  ricambio  delle  sue > 

invenzioni  a  loro  comuni- 
cate ,  gli  regalarono  alcuni 
lor  quadri  per  la  sua  galle- 
ria . 

(e)  Furono  dette  da  Plu- 
tarco nella  vita  di  Timo- 
leonte  franche  ,  e  facili  le 
pitture  di  Nicomaco  ,  come 
le  poesie  d'Omero  ;  sicco-^ 
me  furono  dette  stentate  le 
poesie  d'Antimaco  ,  come 
le  pitture  di  Dionisio  Colo- 
fonio. 


XX 


sarebbe  per  me  feconda  sorgente  di  eloquen- 
za, se  il  tempo ,  e  l'argomento  maggioro, 
che  m'incalza,  mi  permettesse  di  mostrarvi 
un  nuovo  titolo  di  alleanza  fra  l'una  ,  e  l'al- 
tra facoltà  nel  frequente  concorso  ,  e  nella 
combinazione  felice  dell'una ,  e  dell'altra  in 
uno  stesso  soggetto  (^3?  Ma  già  la  vostra 

eru- 


foni'o  .  Segno ,  che  il  beli' 
csuo  produttore  dell'  una  , 
e  dell' akr' arte  prende  ori- 
gine da  un  fonte  medesi- 
mo .  Ecco  la  ragione  ,  per 
cui  regna  tanto  di  somiglian- 
za tra  l'ascensione  di  Cristo 
al  cielo  ,  cantata  in  versi 
Virgiliani  dal  Cav.  Muzio 
di  Camerino,  e  tra  l'assun- 
zione della  Vergine  ,  dipin- 
ta nel  gran  tempio  di  Parma 
dal  Goreggio  ,  come  osser- 
vò il  dotto  P.  Maestro  Casto 
Innocente  Ansaldi  ,  morto 
in  Torino  314.  di  maggio 
scorso  ,  nel  suo  saggio  in- 
torno alle  immaginazioni  , 
ed  alle  representaTJoni  della 
felicita''  somma  \  in  Torino 
1775.  ^.cxxv.  pag.i;)0. 

(a)  t  uripide  fu  pittore , 

prima  ,  che  si  dasse  a  scri- 
vere tragedie  ,  come  narra 
Moscopulo  nella  di  lui  vita  , 
e  Suida  alla  voce  Euripide  . 
Pacuvio  figlio  d'una  sorella 


di  Ennio  adottò  l'arte  dello 
zio  ,  e  l'altra  ,  che  già  die- 
de un  cognome  ad  una  bran* 
ca  della  famiglia  de'  Fabi  . 
Si  discenda  ai  tempi  a  noi 
più  vicini  ,  e  troveremo  Mi- 
chelangelo Buonarroti  va- 
lente al  pari  nel  far  opere 
di  pittura  ,  e  di  scoltura_*  , 
che  nello  scrivere  eleganti 
poesie  .  Fu  pur  Gio.  Fran- 
cesco Negri  pittore ,  e  scrit- 
tore a  un  tempo  di  poesie^^ 
nel  patrio  suo  dialetto  Bolo^ 
gnese  .  Intraprese  cioè  una 
traduzione  della  Gerusalem- 
me liberata  del  Tasso  in  lin- 
gua Bolognese  ,  ma  non  la 
terminò  .  Nell'anno  1628. 
stampò  in  Bologna  dodici 
canti  con  parte  del  decimo- 
terzo ,  e  furono  questi  pur 
ristampati ,  senza  che  però 
l'interprete  andasse  mai  più 
oltre  di  questo  termine .  Fu 
bensì  supplita  questa  tradu- 
zione sino  alla  line  del  poe- 
ma 


vf^  XXI  <^-'>- 


erudizione  ,  Arcadi  illustri  ,  previene  ,  e-> 
supplisce  quello ,  che  io  ora  non  faccio  ,  che 
adombrare .  Ciò  essendo  ,  voi  piucch'  altri 
siete  quelli ,  cui  tanti  rapporti  guidano  ora  a 
ben  riconoscere  con  Simonide(^) la  pittura  una 

B  3  muta 


ma  con  annotazioni  da  Fa- 
brlzi  Aloduarim  ,  ciò  è  Fa- 
brizio Mirandola ,  ma  queste 
annotazioni  restano  mano- 
scritte .  Siamo  debitori  di 
<jueste  patrie  erudizioni  al 
■dottissimo  signor  Cardinale 
Don  Andrea  Gioannetti  Arci- 
vescovo di  Bologna;  ma  que- 
sta è  una  delle  minime  ob« 
bligazioni ,  che  gli  professia- 
mo .  Angelo  Bronzini  fu 
dolcissimo  ,  vago,  e  di  beli' 
jimpasto  nello  stile  suo  pit- 
torico ,  come  fu  felice  nelle 
ine  rime  eroiche  ,  e  bernes- 
che •  Lorenzo  Lippi  sparse 
gran  nome  di  se,  non  tanto 
col  suo  valore  nel  disegno  , 
e  nell'accordo  de'  colori  , 
quanto  col  suo  poema  in_j 
otrava  rima  intitolato  il  mal- 
man  tile  .  Salvator  Rosa  po- 
tè pur  rendersi  ugualmente 
celebre  per  una  certa  digni- 
tà pittorica  da  lui  data  alla 
natura  selvaggia  ,  ed  incul- 
ca ,  Cile  per  l'eleganza  poe- 
tica sparsa  per  le  argute  sue 
sati.'e  .  Vive  tutcora  il  Teo- 
crito dell^Élvezia ,  cne  tanto 


si  distìngue  nello  scrivere»^ 
delicatissimi  idili  ,  quanto 
nel  dipingere  rupi  sul  gusto 
di  Befghem  ,  e  dì  Rosa__»  , 
erbose  campagne  ,  e  dolci 
lontananze  con  Lorrain_j  , 
collinette  con  Wouvermann, 
e  perfine  con  Berghem  sud- 
detto terreni  sabbiosi  ,  C— » 
montuosi  qua  ,  e  là  sparsi 
di  boscaglie  ,  e  di  verdura  . 
Si  veda  la  di  lui  lettera  al 
signor  Fuesslin  autore  della 
storia  de''  migliori  artisti 
dell'Elvezia  sul  dipingere.^ 
di  paese tti ,  tradotta  dal  Te- 
desco ,  e  pubblicata  dietro  i 
nuovi  idili  di  Gessner  in  ver' 
si  Italiani  dal  eh.  Padre  Don 
Francesco  Soave  G.  R»  S.  , 
in  Vercelli  1778.  pag.229.  , 
e  riprodotta  nel  Tomo  V. 
dell'  Antologia  Romana—» 
num.V.  ,  VI.  5  e  vii. 

(a)  Plutarco  nel  suo  com- 
mentario de  audiendis  pvétis 
dice  sulla  fede  di  Simonide 
essere  rwV  /ììV  (^u'y^ci^'.a.v 
7roiì\<nv    ai(à'7rSo-aiV   »  rvv   Sé 


XXIT 


muta  poesia,  eia  poesia  una  pittura  parlan- 
te .  E  perchè  mai  ciò  avviene  ?  Non  per 
alrra  ragione  se  non  perchè  amcndue  attin- 
gono il  bello  5  e  il  grande  della  natura.»  5 
amendue  lavorano  sopra  i  medesimi  princi- 
pi; dell'opre  d  amcndue  il  fondamento  è  la^ 
varietà  senza  confusione  ;  ed  amcndue  fis- 
sano il  gusto  fino  del  vero  bello  nella  scel- 
ta d'ogni  circostanza  ,  d'ogni  immagine  ,  o 
perfine  nel  tutto  .  Quindi  merita  d'entrare 
nella  classe  de  più  gran  teoremi  l'asserzione 
d' un  genio  sublime  d'Italia  ,  e  d'un  luminoso 
avanzo  del  suo  più  nobil  sangue  ,  che  ogni 
poesìa  ,  do'ue  non  s  incontrino  di  be'  quadri  dcL-» 
poter  essere  realizzati  ,  e  coloriti  dalla  pittura  , 
altro  non  è ,  che  un  gruppo  di  canore  bagatelle , 
contenuta  in  una  prosa  posta  in  ritmo ,  e  caden- 
za (a) ,  Tutto  ciò  ,  Arcadi  illustri ,  mira  2u 
far  onore  alla  divina  vostra  facoltà,  a  servi- 
re a  questo  luogo  ,  cioè  alla  più  nobil  pa- 
lestra de*  vostri  applauditi  esercizi ,  ed  a  pre- 
pararvi a  quelle  lodi ,  che  omai  sono  per  tri- 
butare air  immortale  vostro  Dinia  Sipilio  , 
al  maggior  de' pittori  di  questo  secolo;  sic- 
come  tende   a  giustificare   il  saggio  vostro 

pen- 

(a)  Riflessioni  sulla  poe~  9.  dietro  le  sue  Riflessioni 

sid  ,  e  sulla  musica  di  S.  A.  filosofico-politiche  sulTanticd 

il  signor  Principe  Don  Luigi  democrazia    Romana.  Itl^ 

Gonzaga  di  Castiglione  pag.  Venezia  1780. 


xxm 


pensiero  di  queste  letterarie  esequie  a  luì  or 
decretate  .  Chi  sarà  quindi ,  che  non  vegga:- 
il  pensier  vostro  farsi  ora  una  nuova  tessera 
di  quella  alleanza  ,  che  sino  a  questo  punto 
vi  sono  andato  fra  la  pittura  ,  e  la  poesia  va. 
riamente  divisando  ?  Il  verdeggiante  lauro  , 
ch'orna  le  porte  di  quest'abituro,  indica^  5 
che  qui  si  corona  il  vero  merito .  La  sampo- 
gna  ,,  che  pende  da  quefte  pareti ,  mostra.; , 
ch^si  cantano  le  doti  dell'animo ,  s'encomia- 
no i  prodotti  della  mente ,  e  che  ,  se  la  virtù 
sovranamente  si  distingua,  e  a  proporzion-. 
di  quella  l'entusiasmo  s'accresca ,  non  v'  è , 
che  un  passo  per  convertirla  in  tromba  sono- 
ra ,  onde  eternar  degnamente  il  nome  degli 
eroi .  Le  varie  immagini ,  che  ci  presentano 
agli  occhi  uomini  non  solo  aventi  in  mano 
cetre,  e  lire ,  ma  pur  circini,  squadre,  ed 
altri  di  beir  arti  strumenti,  fanno  perfine  co- 
noscere ,  che  qui  le  scienze  tutte  hanno  ara, 
e  sacrificio,  e  che  si  riconoscono  per  le  al- 
leate ,    e   per    le  cooperatrici    delle  Must-» 
pili  amene  .    Vedete    fra   queste   immagini 
ora  distinguersi,  e  tutto  irraggiare  questo 
celebre   luogo    il  volto   parlante    d' Antoa.» 
Raffaello  Mengs ,  dell'Apelle  de'  nostri  gior- 
ni 5  da  cui  gran  parte  traluce  del  suo  valo- 

B  4  re^ 


XXIV 


re  (a) .  Egli  è  ora  quello  pertanto ,  che  ri- 
chiama un  giusto  tributo  de'  miei  encomi , 
di  quegli  encomi,  che  sono  figli  d'un' inter- 
na persuasione  ,  e  d'una  incorrotta  giustizia, 
di  quegli  encomi ,  che  debbonsi  unicamente 
aspettare  da  un'  anima  libera ,  e  sincera./ , 
i  di  cui  incensi  non  ardono  ,  che  d'avanti  ai 
gran  simulacri  della  virtù  ,  e  della  verità  . 

II.  Le  circostanze  tutte,  che  accompa- 
gnano la  vita  de'  grand'  uomini ,  sono  per  lo 
più  altrettante  sorgenti  di  riflessioni  su  i  loro 
eventi  ,  ed  altrettanti  punti  di  loro  elogio 
per  i  Filosofi  ,  che  sanno  calcolarne  i  rappor» 
ti,  e  ai  quali  noi  intendiamo  di  ragionare. 
Quelle  circostanze  medesime ,  che  sembra^ 
no  le  meno  significanti,  sono  anch'  essQ  pie- 
ne d'influssi  sui  temperamenti,  sulle  inclina- 
zioni ,  e  sulla  scelta  ,  non  che  sulla  perfezio- 
ne delle  professioni .  Sarò  io  pertanto  ora-» 
sollecito  ,  come  meglio  mi  verrà  concesso  da 
una  discreta  considerazione  ,  che  mi  ponga 
fuori  del  caso  d'un  pesante  pedantismo  ,  o 
d'una  stucchevole  prolissità  ,  di  presentarvi 
sulla  persona  del  Cav.  Mengs  tutti  que'  punti 
principali  della  sua  vita,  che  nel  tempo  ,  che 
esercitano  il  vostro  ,  e  il  mio  intelletto,  for- 
mino 

(a)  Il  ritratto  posto  irL_»  deslmo  ,  che  si  conserva—» 
Arcadia  è  una  copia  defunta  presso  il  suo  cognato,  e  l'il- 
dairoriginale  di  Mengs  me-    lustre  dipintore  sig.  Maron . 


^^r^  XXV  ^^"«?^ 

mino  pure  iin  ragionato  parallelo  fra  lui ,  ed 
altri  grand'  uomini  >  e  quindi  un  capo  di  ve- 
ra 5  e  soda  lode  al  medesimo .  Se  compari- 
ranno però  ora  solamente  al  vostro  cospetto. 
Arcadi  illustri ,  le  principali  circostanze  di 
vita ,  e  le  principali  azioni  del  glorioso  de- 
funto 5  dovrete  far  ragione ,  che  questa  scel* 
ta  circoscritta  di  cose  sì  rende   necessaria-» 
ogni  volta  ,  che  si  tratta  òì  persone ,  le  quali 
han  potuto  soprabbondare  di  meriti;  cosic- 
ché le  preterizioni  di  molte  loro  virtù  ,  ed 
operazioni  equivalgono  a  quella  nobile  tras- 
curatezza ,  che  un  dovizioso   possidente  si 
fa  gloria  di  usare  sulla  sua  privata  economia. 
Ad  Ismaele  Mengs  Danese  fu  dunque  debi- 
tore di  sua  esistenza  Anton  Raffaello  ,  e  so 
diremo,  ch'ebbe  un  padre ,  che  seppe  ispìo 
rargli  il  grandioso  genio  dell'arte  celestiale  di 
dipingere,  diremo  ciò,  che  ad  amendue  è 
comune  con  altri  grand'  uomini  ;  e  se  dire- 
mo,  ch'ebbe  un  padre,  che  partecipò  al- 
quanto della  ferocia  nazionale  ,  conseguen- 
za della  spaventevole  religione  d'Odino  ,  pie- 
na di  dommi  atroci ,  amica  di  spietati  sacri- 
fìci di  uman  sangue ,  e   deificante    spadi^ , 
scuri ,  picche  ,  ed  ogn'  altro  guerriero  stru* 
mento ,  diremo  ciò  ,  che  riguardo  al  padre 
nasce  da  cagione  estranea  al  suo  spirito  ,  o 

ciò» 


XXVI 


ciò,  che  riguardo  al  figlio  non  porge  che-» 
argomenti  di  lode  per  la  sua  amabile  man- 
suetudine .  Nacque  peraltro  il  nostro  Eroe 
sulle  frontiere  della  Sassonia  (^),  ove  il  con- 
tagio, che  al  principio  di  questo  secolo  eser- 
citò la  più  trista  desolazione  sulla  Danimar- 
ca, condotto  avea  il  padre  ,  unico  avventu- 
roso superstite  della  sua  numerosa  fratellan- 
za .  Sortì  egli  malgrado  il  rigido  clima  na- 
tivo un'indole  dolce,  e  mansueta,  la  quale 
fortificata  indi  dalla  riflessione ,  dallo  studio  » 
e  dall'esperienza  faceva  l'eccezione  della  re- 
gola generale  dell'influsso  del  clima ,  cosic- 
ché un  dono  privilegiato  della  natura  non-i 
possa  distruggere  il  gran  teorema  del  cele- 
bre Montesquieu ,  sempre  contrastato  ,  ma 
non  mai  abbattuto .  Quest'  indole  in  lui  tras- 
fusa dalla  natura,  siccome  il  fece  sofferente 
della  strana  accigliata  paterna  educazione  , 
così  il  rese  anche  addatto  a  ricevere  le  istru- 
zioni stesse  paterne  le  più  acconce  per  l'arte 
del  dipingere,  e  per  applicar  indi  ad  cssìLj 
quel  morbido  ,  e  quel  delicato  ,  che  ordina- 
riamente esige  la  natura  operando  con  tran- 
quilla dignirà  .  Regnava  allora  sul  trono  di 
Polonia  Augusto  III.  Elettore  di  Sassonia,  e 

seco 

(a)  Nella  città  di  Aussig  nella  Boemia  li  iz.    marzo 
1718. 


xxvri  ^ 


seco  regnava  sul  trono  il  genio  delle  beirarti, 
all'ombra  del  quale  il  di  lui  padre  Ismaele  si 
distingueva  nella  pregevole   professione  del 
dipìngere  a  smalto .  Discendeva  il  regio  fa- 
vore anche  su  quell'arte  mirabile  ;  detta  fi- 
gulinaria  minore,  sotto  cui  s'intende  l'arte 
sottile  di  formare  con  terra  fina ,  e  leggiera 
stoviglie,  e  vasellami  da  mensa,  e  da  qua- 
lunque altr'uso  gentile,  per  cui  le  officine 
di  Meissen  s'erano  rese  più  celebri  di  quelle 
di  Samo ,  e  le  mense  di  Augusto  lU.  erano 
superiori   in   lautezza  a  quelle  rinomate  di 
Porsena  (a) .  Vernici,  e  pitture  delicatissime 
dovendo  indi  accrescere  il  pregio  di  questi 
sottilissimi  vasi ,  che  porcellane  s'appellano , 
a  tal  ufficio  era  specialmente  addetto  Ismaele. 
Esso  adunque  potè  ben  essere  il  primo ,  e-> 
solo  istruttore  del  figlio ,  e  delle  figlie ,  di 
cui  la  moglie  condotta  dalla  Lusazia  (b)  gli 
fu   feconda  ,  nell'arte  del  disegno  per  poi 
condurli  passo  passo  alfaltra  di  dipingere  in 
pastelli  ,  e  di  formar  miniature  .  Ed  ecco 
Ismaele  omai  nel  caso  di  dividere  la  sua  glo- 
ria con  tanti  insigni  dipintori  della  Grecia^ , 
Evenore  padre,  e  maestro  ài  Parrasio,  Aglao- 

fonte 

(a)  Martial.  lib.  yiv.  epig«".  98. 

aretina  nimìs  ne  spernas  vafa  monemus  * 
Laiitus  ernt  Tuscis  Porfena  fictilibus . 

(b)  Carlotta  Borman  nativa  di  Zittau  • 


«-tr^xxvin 


fonte  di  Polignoto  ,  e  con  altri  tali ,  de'  quali 
ora  sarebbe  troppo  lungo  il  novero  (a) . 

III.  La  domestica  istruzione  non  è  però 
mai  tale,  che  basti  a  fare  un  grande  artefi- 
ce .  Il  primo  a  conoscer  questo  era  Ismaele 
medesimo  ,  e  perciò  prese  risoluzione  di  por- 
tarsi a  Roma  co'  figli  (b) ,  e  trattenersi  quivi 
un  triennio  per  istruirli  più  fondatamente  sui 
più  grandi  esemplari  .  Non  dovea  Ismaelij 
aspettare  ,  che  altri  mostrasse  al  crescente 
fanciullo  nelle  pitture  del  gran  Raffaello  i  più 
sicuri  esemplari  della  grand'  arte ,  a  cui  l'an- 
dava determinando .  Conosceva  egli  per  szj 
stesso ,  che  Raffliello  era  sul  totale  come  il 
primo  nella  schiera  de'  pittori  più  grandi  per 
esser  egli  giunto  al  sommo  delle  più  sublimi 
parti  della  pittura  ;  cosicché  le  sue  opere-» 
specialmente  a  fresco  esser  debbano  il  primo 
tra  gli  oggetti  dello  studio  ,  e  dell'  industria-» 
d'un  dipintore.  Le  logge,  e  le  camere  Va- 
ticane 

(a)  Briete   fu  padre  ,  e  e   maestro  di   Mnasitlmo  ; 

maestro  di  Pausia  Sicionio  ,  siccome  padri  ,  e  maestri  dì 

e  fu  poi  egli  padre  ,  e  mae-  figlie  pittrici  furono   alcuni 

stro  di  Aristolao  •  Aristide  altri  ,  cioè  Gratino  d'Irene, 

Tebano  padre ,  e  maestro  di  Micone  di  Timarete  ,  Neal- 

Nicerate  ,  e  Aristippo  ;  Ari-  ce  di  Anassandra  ,  e  Nearco 

stodemo  padre  ,  e  maestro  di  Aristarete  . 

di  Nicomaco ,  ed  egli  fu  poi  (b)  Ciò  seguì   nell'anno 

padre  ,  e  maestro  di  A  risto-  I74i. 
eie  \  ed  Aristenide  padre  , 


XXIX 


ticane  erano  perciò  le  palestre  quotidiane  del 
nostro  giovanetto,  e  l'assiduo  argomento  de' 
suoi  disegni .  Siccome  sapeva  Ismaele  ugual- 
mente bene ,  che  dopo  le  opere  di  Raffaello 
chiunque  desidera  camminare  per  le  vie  più 
nobili  dell'arte  bisogna  ,  che  studi  quelle  di 
Michclagnolo ,  il  quale  sebbene  non  avesso 
tutte  quelle  belle  parti, per  le  quali  Raffaello 
primeggia  ,  ebbe  però  quelle  ,  che  furono 
del  genere  il  più  grande,  e  che  vedute  pure 
da  Raffaello  quasi  per  traforo  bastarono  a 
fenderlo  insieme  vago  ,  e  maestoso.  Fu  dun- 
que il  figlio  da  lui  pure  condotto  alla  cappella 
Sistina  ,  ove  chi  entra  sente  ingrandirsi  l'ani- 
ma, vede  uscir  d'ogn' intorno  lampi  d'imma- 
ginazione ,  e  di  energia  ,  e  gli  sembra  ogni 
figura  ,  ed  ogni  mossa  appartenere  ad  una-» 
gerarchia  superiore  .  Questa  istruzione  alter- 
nata fra  fopre  di  gusto  di  Raffaello,  e  fra.» 
quelle  di  genio  di  Michelagnolo  ,  fra  le  bel- 
lezze dell'  uno  ,  e  la  robustezza  dell'  altro 
empì  di  nobili  idee  la  tenera  mente  del  gio- 
vanetto Mengs ,  onde  fatto  già  pubere  sul 
Tebro  potè  partendone  recare  sull'  Elba  ma-» 
schi  pensieri  d'età  ,  e  di  studio  pittorico  . 

IV.     Ritornò  in  Dresda  {a) ,  ma  vi  ritor- 
nò ,  come  se  avesse  l'anello  di  Gige  rivolto 

alla 

(a)  L'anno  1744. 


XXX 


alla  palma  della  maiio  ,  e  Tanello  di  Gige  era 
la  permanente  severità  paterna  ,  che  non  vo- 
leva ancora  esporre  questa  gemma  al  pubbli- 
co cospetto  .  Piacque  indi  al  cielo ,  che  que- 
sta si  manifestasse  ,  e  fu  ciò  opera  del  canto 
d'un  novello  Anfìone  (a) .  Il  volto  di  questo 
espresso  sopra  un  pastello  da  Anton  Raffaello 
fu  la  prima  epoca  della  sua  manifestazione  , 
ed  il  primo  pubblico  saggio  della  sua  arte , 
che  passò  indi  ad  essere  un  bell'ornamento 
dell'Elettoral  gabinetto  .  Tanto  bastò ,  per- 
chè si  schiudessero  i  rigidi  cancelli ,  chej 
racchiudevano  ai  raggi  del  giorno  chi  me- 
ritava di  risplenderc  sulla  gran  scena  del 
mondo  ;  ed  un  solo  prodotto  ,  foriero  del  di 
più  ,  che  prometteva  una  sì  bella  aurora^ , 
guidò  tantosto  Anton  Raffaello  dal  buio  do* 
mestico  alla  splendida  luce  d'una  corte  tutta 
brillante  .  La  novità  del  suo  valore  ,  riguar- 
data per  un  fenomeno ,  e  divenuta  capo  di 
curiosità  non  poteva  finire,  che  in  esperi- 
menti .  La  sorte  non  dovea ,  che  cospirar^-^ 
verso  la  sovranità ,  sempre  primario  oggetto 
di  tutti  gli  onori ,  e  scopo  di  tutte  le  rarità. 
Quindi  il  secondo  pastello  non  dovea  rappre- 
sentare altri ,  che  il  Re .  Se  fu  il  giovano 

Mengs 

•     (b)  Il  signor  Domenico     so  di  musica  nella  corte Elet- 
Annibali  Maceratese  virtuo-     torale  dì  Sassonia  • 


XXXI 


Mengs  di  miglior  condizione  di  Apelle  per 
non  aver  da  dipingere  il  volto  del  Re  Anti- 
gono privo  d'un  occhio  (a),  era  però  in  cir- 
costanza più  faticosa  di  quella  ,  che  non  esi- 
geva già  sagacità  di  ripiego  ,  ma  anzi  inten- 
sità d'attenzione ,  e  di  cura ,  perchè  i  tratti 
del  pennello  serbar  potessero  tutte  le  grazie 
d'una  nobile  5  e  regolar  fìsonomia ,  qua!  era 
quella  d'Augusto  III. ,  eh'  egli  di  più  impre- 
se a  dipingere  in  faccia ,  punto  sempre  diffi- 
cile 5  e  di  molto  impegno  per  un  professore  . 
Ma  le  difficoltà  finiscono  poi  in  argomenti  di 
ammirazione  ,  quando  sono  motivo  di  raffi- 
namento dell'opre  ;  né  diversamente  avvenir 
potea  al  giovane  pittore  ,  il  quale  dovetto 
a  questo  suo  applaudito  lavoro  la  liberazione 
dal  carcere  paterno ,  un  premio  decoroso , 
ed  un'annua  pensione. 

V.  Ecco  pertanto  Anton  Raffaello  posto 
in  (stato  di  entrare  nel  gran  mondo  non  'per 
abusare  della  libertà ,  ma  per  porre  a  profìtto 
della  sua  arte  il  comodo  di  osservare  la  natu- 
ra in  grande ,  di  conoscere  l'andamento  de- 
gli umani  affetti  ,  e  di  entrare  sopratutto 
nell'Elettorale   galleria  delle  pitture ,  ricco 

tesoro 

(a)  Plin.  lib.  XXXV.  cap.  ce  essere  stato  questo  ritrat- 
io.,Quintil.  iib.1I.cap.13.,  ^o  presso  gl'Isolani  di  Goo. 
e  Strab.  lib.  xiv.,  che  ci  di- 


XXXII  i''"^^ 


tesoro  dei  più  inestimabili  pennelli  .  Imparò 
quivi  a  conoscere  l'opere  di  Tiziano ,  dei 
Caracci ,  di  Guido ,  e  singolarnnente  di  Co- 
rcggio.  Era  questo  il  punto,  in  cui  prima- 
mente poteva  prestar  omaggio  alla  ragione  , 
per  cui  portava  secondo  l'idea  del  padre  il 
nome  d'Antonio,  siccome  già  avea  pagato 
un  ampio  tributo  in  Roma  all'altra  ragiono 
di  portare  il  nome  di  Raffaello  .  Fu  il  Corcg- 
gio  scorretto  alquanto  nelle  proporzioni  delle 
figure  ,  ma  mal  si  porrebbe  sotto  il  suo  pa- 
trocinio un  volgare  pittore  ,  che  non  fossc> 
ad  un  tempo  l'esemplare  delle  più  belle  idee, 
dei  più  vaghi  colori,  dei  più  stupendi  scorci, 
delle  più  bizzarre  invenzioni ,  e  dei  più  fon- 
dati componimenti ,  come  a  giudizio  degl' 
intendenti  tutti  è  il  sublime  dipintore  delle 
nobilissime  cuppolc  di  Parma .  La  rea!  pro- 
tezione congiunta  alla  nobil  indole  ,  ed  alf 
assidua  applicazione  del  giovane  tendeva  a_^ 
sviluppare  sempre  più  di  giorno  in  giorno  il 
suo  valore  pittòrico  -,  giacché  l'onore  reso 
alle  beir  arti  è  quello ,  che  crea  in  ogni  età 
i  Polignoti ,  ed  i  Parrasi  ;  né  tanto  avrebbo* 
no  nella  Grecia  figurato  Apelle,  e  Zeusi ,  se 
il  grand'  Alessandro  ,  ed  Archelao  non  gli 
avessero  cotanto  favoriti .  L'Alessandro ,  e^ 
fArchelao  del  nostro  Mengs  fu  il  Re  Augu^- 

sto 


sto  di  Polonia,  il  quale  gli  accordò  la  per- 
missione ,  e  Io  fornì  del  bisognevole  per  ri- 
tornare in  Roma  ,  che  può  chiamarsi  il  trion- 
fo delle  bell'arti  .  Egli  era  nel  medesimo 
tempo  loZeusi,  che  lontano  dall'essere  lu- 
singato dalle  insidiarrici  lodi  de'  suoi  lavori 
in  pastello  si  era  prefìsso  di  voler  dipingere 
per  l'eternità  (a)  ;  il  che  non  s'ottiene  ,"  che 
col  dipingere  in  grande  ,  che  scuota  l'ammi- 
razione ,  su  materie  durevoli  ,  che  lottino 
col  tempo  ,  e  con  regole  sublimi ,  e  gene- 
rali ,  che  sicno  sempre  le  stesse  in  ogni  luo- 
go 5  e  in  ogni  secolo  . 

VI.  Fu  in  questa  occasione  (b) ,  che  po- 
sto in  viaggio  andò  egli  a  visitare  >  corno 
nella  loro  reggia ,  i  sovrani  maestri  dell'ar- 
te y  Coreggio  in  Parma ,  Tiziano  ,  e  Paolo 
Veronese  in  Venezia,  Benvenuto  da  Garo- 
falo ,  il  Dosso,  e  tant'  altri  alunni  dell'Esten- 
se munificenza  in  Ferrara,  i  Caracci ,  Gui- 
do, e  cent' altri  in  Bologna  .  Pieno  de'  pre- 
gi ,  e  delle  prerogative  distinte  di  questi  insi- 
gni professori  giunse  in  Roma  non  so,  se  più 
a  contemplare,  o  ad  adorare  le  grandi,  e  stu- 
pende opere  di  Raffaello  .  Con  tali  idee  iii_, 
capo  ,  e  con  sì  eccellenti  esemplari  d'avanti 

C  agli 

(a)  Egli  diceva  di  se  :  ad         (b)  L'anno  ij^6. 
neternitatem  fingo  . 


XXXIV 


agli  occhi  prese  a  dipingere  vari  piccioli 
quadri ,  esprimenti  la  Maddalena ,  la  sagra.» 
famiglia ,  ed  altre  cose  tali  .  Né  le  sole  bel- 
lezze tacenti,  che  presentavano  le  tele,  era- 
no l'oggetto  delle  sue  attenzioni ,  ma  anche 
le  viventi,  e  le  spiranti  richiamarono  la  di 
lui  contemplazione  .  Correva  per  lui  qucll' 
età,  in  cui  la  provida  natura  sollecita  della 
conservazione  dell'  umana  specie  suole  de- 
terminare l'inclinazione  d'un  sesso  verso  l'al- 
tro al  dilettevole  intento  di  riprodursi  (a)  ; 
cosicché  secondando  gl'impulsi  d'  una  ragio- 
nata naturai  propensione ,  e  mirando  a  pro- 
curarsi da  vicino  un  modello  di  squisita  bel- 
lezza, a  cui  ricorrere  ,  per  avere,  semprec- 
ché  abbisognati  gli  fossero  ,  presenti  de'  re- 
golari lineamenti  di  volto  femminile ,  poso 
d'occhio  sopra  un'  onesta  5  ed  avvenente  fan- 
ciulla (b) .  Sì  fatte  inclinazioni ,  e  scelte  sì 
fatte  sono  per  lo  più  una  parte  di  storia  ar- 
cana ,  e  scandalosa  di  molti  professori  ;  ma_. 
punto  di  storia  nobile  ,  e  di  storia  esemplare 
si  fa  il  genio  del  nostro  giovane  pittore  verso 
la  bella  ì  e  virtuosa  Guazzi ,  che  qual  Lai- 
de {cj  veduta ,  mentre  portava  l'acqua  diu 

Pei- 

(a)  Era  d'anni  20.  (e)    Ateneo  Deipnosoph^ 

(b)  Signora  Margherita--»     lib.  Xiil.  cap.6. 
Guazzi  Romaiia  . 


Peirene,  potè  fissare  gli  sguardi,  e  la  scelta 
in  moglie  d'un  novello  Apelle  ,  che  poi  l'aves- 
se al  pari  di  quella  ,  come  un  modello 
delle  sue  correttissime  bellezze  .  Profittò 
di  questo  innocente  genio  la  stessa  grazia 
superiore  per  riunire  ad  una  stessa  vera  re- 
ligione lo  sposo,  il  padre,  le  sorelle,  e  il 
resto  della  famiglia  .  Fra  così  liete  circo* 
stanze ,  che  cospirano  tutte  a  far  grand^^ 
il  nostro  artefice  ,  trascorre  il  tempo  della 
triennal  permissione  per  fermarsi  in  Roma) 
e  il  dovere  ,  il  genio  ,  e  la  gloria  il  richia- 
mano suir  Elba  .  I  saggi  de'  suoi  lavori  fatti 
sul  Tebro  piacibno  al  Re,  a  cui  sì  per  ra* 
gione  di  gusto  ,  come  per  ragione  di  sovra* 
nità  doveano  primamente  piacere .  Egli  qua! 
nuovo  Alessandro  (a)  accorda  a  Mengs  la 
privativa  di  dipingerlo  ,  e  Mengs  diviene 
Tx^pelle ,  a  cui  solo  tocca  l'onore  di  dipin*» 
^ere  il  Re  Augusto . 

VII.  Va  a  compiersi  fortunatamente  la-» 
gran  cappella  Elettorale  (ed  oh  di  quanto 
furono  debitrici  di  questo  compimento  Tar- 
chitettura  ,  e  la  religione  stessa  al  coraggio, 
ed  al  credito  di  Anton  Raffaello!  )  ed  egli , 
com'  è  ben  ragionevole  ,  vien  trasceiro  a  for- 
nirla di  tre  quadri  principali .  L'impazienzl 

C  2  del 

(a)  Plin.  lib.  vii.  cap.37. ,  ed  Apuleio  in  Floridis  . 


"^r^  xxxvr  . 


del  Re  violenta  la  saggia  langhezza,  che  il 
nostro  artefice  al  pari  di  Zeusi  trovava  ne- 
cessaria in  simili  lavori  -,  e  la  compiacenza 
il  Fece  per  questa  sol  volta  imitatore  della-» 
prestezza  ,  e  facilità  d'Agatarco  (a) ,  lontano 
però  egli  dal  compiacersene  al  pari  di  que- 
gli ,  anzi  rimanendo  sempre  poco  contento 
d'un  così  affrettato  lavoro.  Furon  questi  il 
concepimento  della  Vergine  ,  ed  i\  sogno 
del  di  lei  sposo  ;  i  quali  malgrado  le  tracce 
d'  un  frettoloso  pennello  mostrano  però  sem- 
pre l'impronta  d'un  genio  nascente  ,  e  la-» 
capacitcà  di  cose  maggiori  .  Ebbe  però  tal 
entusiasmo  per  la  gloria  il  saggio  artefice, 
che  pari  ad  esso  prendendo  il  coraggio  seppe 
frenare  la  reale  sollecitudine  riguardo  al  graa 
quadro  di  mezzo  >  anzi  la  portò  al  giusto  ri- 
flesso di  accordargli  il  ritorno  in  Roma  ,  co- 
me ad  un  tribunale  ,  e  ad  mi  oracolo  sempre 
sovranamente  rispondente  a  chi  l'interroga 
sulle  vere  forme  della  bellezza  .  Già  l'ascen- 
sione del  Redentore  al  cielo  ,  uno  de'  piìi 
belli  trofei  della  cristiana  religione,  dovea.* 
formare  il  subietto  della  grand-opera,  e  l'ope- 
ra dovea  esser  dci^na  del  sublime  ar^omen- 
to  ,  del  luogo  luminoso  ,  della  grandezza.» 
del  sovrano ,  e  del  grado  di  primo  pittore 

della 

(a)  Plutarco  nella  vita  di  Pericle  . 


«-r*^  XXXVII.' 

della  corte  a  lui  già  conferito  ;  siccome  dovca 
corrispondere  alla  comune  espettativa,  e  do- 
vea  mostrare  ciò  ,  di  cui  è  capace  una  co- 
moda ,  e  studiata  applicazione  .  Ecco  ,  che 
si  compiono  i  voti  da  lui  sciolti  alla  Fortuna 
reduce  sul  dolce  intento  di  riveder  Roma^, 
e  i  suoi  superbi  monumenti  (a)  . 

Vili.  Torna  quivi  a  ingrandirsi  la  di  lui 
mente  ,  a  moltiplicarsi  le  idee  ,  a  riaccendersi 
lo  spirito  d'emulazione ,  ed  a  suscitarsi  l'estro 
delle  bellezze ,  delle  grazie  ,  e  delle  magni- 
ficenze. Alterna  il  lavoro  del  gran  quadro  di 
Dresda  colle  copie  ,  che  s'accinse  a  fare  del 
trionfo  di  Bacco  ,  e  di  Arianna  d'Annibale 
Caracci,  dell'Aurora  di  Guido,  delle  nozze 
di  Psiche  3  e  della  scuola  d'Atene  del  gran-, 
Raffaello.  11  glorioso  Pontefice  Lambertini, 
onor  sovrano  della  religione  ,  e  delle  lettere, 
mosso  dalla  fama  del  suo  valore  lo  insignì  di 
croce  equestre ,  e  l'Accademia  pittorica  di 
san  Luca  l'ascrive  al  suo  ceto  .  Fu  in  questo 
tempo  ,  che  dietro  le  erudite  ricerche ,  e  i 
profondi  studi  del  celebre  Winckelmann  ,  a-» 
cui  s'era  già  unito  d^'amicizia  in  Sassonia  stes- 
sa ,  cominciò  a  conoscere  più  intimamente 
le  Greche  ,  e  le  Romane  antichità  ,  ed  indi 
ben  presto  per  se  stesso  seppe  comprendere  , 

C  5  qual 

(a)  L'anno  17J2. 


XXX  vili 


qiial  vantaggio  potcasi  da  quelle  ritrarre  per 
la  sua  professione  .  Quel  genio  ,  che  s'aggi- 
ra intorno  a  queste  venerande  reliquie,  deesi 
chiamare  il  padre  del  moderno  dipingerò . 
Da  questi  avanzi  le  bell'arti  vennero  a  risor- 
gere ,  e  non  è  ,  che   per  mezzo  di  questi  , 
che  esse  possano  fra  noi  di   nuovo  rivivere  ; 
siccome  non  si  tosto  si  cesserà  di  studiarli , 
che  pur  esse  cesseranno  di  nuovo  ,  e  noi  ri- 
cadcrcmo  nella  barbarie  ,  che  ci  renda  dilet- 
tanti delle  pitture  Cinesi ,  e  del  gusto  Lon- 
gobardico .  Fu  in  questo  tempo  pur  anch^,; , 
eh'  egli  prese  diletto  di  raccogliere  molti  vasi 
Etruschi ,  come  quegli ,  che  in  essi  sapeva.^ 
riconoscere  anche  fra  un  tumultuario  contor- 
no ,  qual  può  aspettarsi  da  dipintori  di  vasi 
non  mai  i  più  scelti  dell'arte  ,  e  da  una  mano 
frettolosa,  quale  si  suole  applicare  a  simili 
lavori ,  non  che  in  mezzo  alla  mancanza  to- 
tale di  quel  lenocinio,  che  induce  la  varietà 
de'  colori  ■>  dell'aiuto,  che  reca  il  chiaroscu- 
ro ,  e  dell'effetto ,  che  produce  la  degrada- 
zione delle  tinte  ,  una  somma  perizia  del  di- 
segno ,  una  forza,  ed  espressione  mirabiliL^ 
di  passioni,  i  sentimenti  de  muscoli  più  ope- 
rativi, le  regole  della  bella  proporzione  ,  le 
grazie  di  movenza  ubbidiente  alla  ragione.^, 
e  seguace  della  natura  ,  non  che  la  prospet- 
tiva 


XXXIX 


tiva  stessa  dell'  uman  corpo.  Nacque  intanto 
vaghezza  al  nostro  artefice  di  lasciare  in  Ro- 
ma un  monumento  perenne  del  suo  valore, 
e  questa  vaghezza  fu  figlia  di  generosità  ,  e 
di  gloria,  di  cui  chi  e  nemico,  forz'c  ,  che 
pur  lo  sia  d*ogni  virtù  (a) .  La  volta  d'una-» 
Chiesa  rinnovata,  qual'era  quella  di  S.  Eu- 
sebio presso  il  castello  dell'  acqua  Marzia-» 
suir  Esquilie  ,  fissò  la  sua  riflessione ,  e  co- 
me giattempo  Polignoto  prese  a  dipingere 
gratuitamente  il  portico  d'Atene  detto  il  Pe- 
cile  (b) ,  così  egli  con  pari  disinteresse  assun- 
se l'impegno  di  rendere  più  celebre ,  e  più 
adorno  quel  tempio  merce  il  suo  pennello. 
Fu  questo  un  primo  tentativo  ,  che  egli  fece 
del  dipingere  a  fresco  :  e  la  gloria  in  cielo 
del  Santo  tutelare  della  chiesa  fece  l'argo- 
mento del  suo  lavoro  .  Il  felice  successo  , 
che  accompagnò  quest'  impresa  ,  e  l'approva- 
zione, ch'essa  riscosse  dal  pubblico,  fecero 
nascere  una  nuova  occasione  di  fargli  tenta-» 
re  di  nuovo  questo  medesimo  genere  di  pit- 
tura .  Quel  luogo  di  delizie  ,  che  fuori  della 
porta  Salata  seppe  cosi  maestosamente  co- 
struire un  Porporato  non  ha  guari  defunto  (e), 

C  4  padre 

(a)  Contcmptu  famnt^  (e)  Il  Card.  Alessandro 
(ontemni  virtutes  .  Tacic.  Albani  morto  agli  li.  di- 
^nnal.  lib.  rv.  cembre  177^. 

(b)  PJLin.  lib.xxxv.cap.S. 


XL 


padre  deirarti  belle  ,  ristoratore  della  vene- 
randa antichità,  emulo  del  genio,  e  della-» 
magiìanimità  di  Ortensio  (^),  e  di  Siila  (//) , 
che  i  loro  diporti  Tasculani  seppero  nobili- 
tare di  memorabili  pitture,  fu  il  piti  bell'in- 
vito, che  far  si  {potesse  al  suo  pennello;  fu 
il  campo  più  grato  ,  su  cui  spaziar  potesse 
la  sua  fantasia  ingentilita  dalle  delizie,  dila- 
tata dalla  magnificenza  ,  ed  eccitata  dai  capi 
d'opera  d'antichità  ivi  adunati  .  11  vostro 
monte  Parnasso ,  Arcadi  illustri ,  col  vostro 
Apollo  ,  e  colle  vostre  Muse  divenne  il  gran 
subbietto  del  suo  lavoro  .  Voi  il  vedeste  ,  o 
pari  dcirestro ,  che  vi  anima  a  poggiare  sulle 
vette  del  sacro  monte ,  ammiraste  i  di  lui 
sforzi  felici  per  attingere  anche  con  questo 
il  grand'  apice  della  gloria  . 

IX.  Come  non  stendersi  a  Napoli  chi 
per  amore  ,  e  per  trasporto  delle  bell'arti 
s'era  già  per  la  terza  volta  portato  dall'  Elba 
sino  a  Roma  ?  Regnava  allor  sul  Sebeto  l'emu- 
lo de'  Romani  Imperatori ,  l'edificatore  ma- 

ravi- 

(a)  Cydìae  tabulam  ^/tt'  ce  ,  che  Siila  si  fece  dipin- 
gonaufas  H.  S  xt  iv.  Horten-  gere  in  atto  di  ricevere  ap* 
sius  orator  mercatus  est  ,  presso  Nola  nella  sua  spedi- 
eique  aedem  fecit  in  Tuscu-  zione  Marsica  la  corona  gra- 
lano  suo  .  Plin.  lib.  xxxv.  minea  dall'esercito  ,  nella 
cap.ii.  Vedi  anche  Dione  sua  villa  di  Tusculo  ,  cora- 
iib.  Lui.  prata  poi  da  Cicerone  , 

(b)  Plin.  XXlI.  cap.5.  ài- 


XLI 


raviglioso  della  reggia  ,  e  degli  acquedotti 
dì  Caserta  ,  il  provido  disotterratore  delli-» 
antiche  città  d'Ercolano  ,  e  di  Pompei  ,  il 
genero  del  Re  Augufto  di  Polonia  ,  l'invitto 
Carlo  III. ,  ora  Re  delle  Spagne  .  Si  applicò 
pertanto  Anton  Raffaello  alla  contemplazione 
profonda  di  tanti  bei  monumenti  dipinti,  e 
scolpiti,  che  ora  presenta  quella  metropoli 
^gli  occhi  degl'  intendenti  ;  si  ricreò  coli* 
aspetto  incantatore  d'un  sito,  di  cui  Tatto 
seppe  profittare  dietro  la  natura ,  che  ivi  de- 
positò un  prodigioso  compendio  di  bellezze, 
di  delizie  ,  di  amenità  5  considerò  le  opero 
di  Luca  Giordano  ,  e  di  Solimene  j  cadesse 
potè  contraporrc  un  suo  lavoro  ,  destinato 
ad  ornare  la  reale  cappella  di  Caserta,  ed 
esprimente  la  presentazione  della  Vergine 
al  tempio,  nel  di  cui  volto  eternò  le  fattezze 
della  pudica  avvenente  consorte  ,  siccomo 
lanciò  alla  piii  tarda  posterità  i  lineamenti  del 
suo  volto  in  uno  spettatore  estraneo  al  fatto  : 
capriccioso  parergo  concesso  ai  grandi  arte- 
fici ,  e  giovevole  alla  storia  della  lor  arto  • 
li  supremo  destino,  che  governa  i  regni, 
chiamò  Carlo  IIL  al  trono  delle  Spagne  ,  o 
quello  ,  che  dispone  de  grand'  uomini,  col- 
legato col  Genio  tutelare  delle  bell'arti  chia- 
mò i\nton  Raffaello  sul  Tago .  Q  uesto  gencr 

roso 


XLII 


roso  invito  l'involò  ben  tosco  al  Tcbro  ,  e  ri- 
tardò il  suo  ritorno  sull'Elba.  La  Maestà 
del  Re  l'onorò  della  gloria  di  suo  primo  pitto- 
re ,  lo  arricchì  di  splendide  pensioni  ,  gli  af- 
fidò la  riforma  ,  e  la  direzione  dell'accade- 
mia del  disegno  ,  e  gli  commise  di  dipingere 
a  fresco  le  volte  delle  camere  reali .  Il  con- 
cilio degli  Dei  dipinto  nella  volta  della  gran 
sala  si  tiene  colà  per  cosa  prodigiosa  ,  ne  pote- 
va accader  diversamente  in  un  argomento 
pieno  di  maestà ,  e  di  vaghezza ,  in  cui  l'avea 
in-  parte  preceduto  il  gran  Raffaello  ,  e  a  cui 
era  così  proporzionato  il  carattere  principale 
del  suo  proprio  pennello  .  Ma  in  mezzo  alle 
sue  Ispane  occupazioni,  e  in  mezzo  al  bol- 
lor  bellicoso  della  Sassonia  non  scordò  egli 
il  quadro  della  cappella  di  Dresda ,  anzi  il 
compì ,  ma  morte  spietata  invidiò  al  Re  Au- 
gusto il  piacer  di  vederlo  ,  ed  all'artefice-» 
l'onore  d'essere  ammirato  da  occhi  sovrana- 
mente istrutti  per  giudicarne . 

X.  Le  mondane  vicende  ,  quando  scher- 
zano, e  s'aggirano  irrtorno  ai  grand'uomini, 
divengono  un  misto  di  male  ,  e  di  bene, 
giacche  mentre  il  male  stesso  cospira  a  dan- 
no di  uno,  viene  a  stabilire  il  bene  dell'altro.' 
Incomodi  di  salute  aggravano  la  faticata  ma- 
china d'Anton  Raffaello,  ed  al  suo  ristabili-» 

mento 


^^r^-^  XLTII  ^'*"'?»^ 

mento  si  giudica  da'  medici  giovevole  la  mu-» 
razione  della  gravosa  aria  Ispana  colla  tempe- 
rata d'Italia  .  Attraversando  egli  pertanto  cit- 
tà, e  luoghi  5  ove  lasciava  sempre  prodotti 
del  suo  valore,  trova  in  Genova  un  dilette- 
vole trattcnnimento  nei  bei  disegni  di  Ru- 
bens 5  nel  buon  gusto  sparso  in  quella  città 
da  Pierino  del  Vaga  ,  e  nell'opulenza,  e  ge- 
nerosità di  quelle  anime  libere ,  e  commer- 
cianti .  Giugne  in  Firenze  nella  patria  del  Buo- 
narroti ,  e  neir  asilo  delle  bell'arti ,  e  quivi 
il  suo  pennello  deve  rappresentare  in  tela-» , 
e  porre  ,  benché  di  lontano  ,  1  volti  di  tutta 
la  reale  famiglia,  che  fa  ora  la  felicità  dell'Ar- 
no 5  sotto  gli  occhi  d'  un  real  padre ,  suoce- 
ro 5  ed  avo  ,  che  regna  sul  Tago ,  Eccolo 
per  la  quarta  volta  in  Roma ,  ove  trovò  sul 
trono  l'onor  della  tiara,  l'esemplare  dell'ec- 
clesiastica moderazione ,  la  delizia  de'  Re  , 
l'amor  delle  nazioni ,  il  protettore  delle  beli* 
arti ,  il  gran  Clemente  XIV. ,  il  di  cui  genio 
munifico  per  l'antichità,  trasfuso  nel  gene- 
roso ,  ed  amabile  erede  della  sua  dignità  , 
e  del  suo  impegno  fermenta  tuttora  nella  gran 
Roma  ,  penetra  nelle  viscere  della  terrai , 
ed  esercita  scalpelli  ,  bulini ,  torchi ,  e  mo- 
delli .  I  due  suoi  quadri  qui  da  lui  lavorati , 
esprimenti  uno  Cristo,  che  vieta  alla  Mad- 
dalena 


•.  XLIV 


clalcna  il  toccarlo  ,  Taltro  la  nascita  del  divino- 
Infantc  ,  dal  di  cui  volto  esce  la  luce  tutta.. , 
che  aggiorna  la  notte,  partito  il  primo  per 
Oxford  ,  l'altro  per  Madrid  ,  posero  in  moto 
tutta  Roma,  ed  ella  ben  s'afflisse  in  vederli 
partire  .  Trovò  pertanto  Clemente  XIV.  il  se- 
greto di  risarcir  Roma  di  questa  perdita-. , 
e  di  questo  dolore ,  ingiugnendo  al  Cavaliere 
Mcngs  il  dipingere  le  volte  ,  e  le  pareti  d'una 
camera  al  Vaticano  ,  che  è  come  un'  appen- 
dice del  Museo  Cristiano  :  glorioso  stabili- 
mento del  gran  Lambertini ,  nome  troppo 
caro,  ed  immortale  ne' fasti  della  chiesa.., 
e  delle  lettere  .  Una  serie  d'antichi  papiri 
insieme  uniri,  e  di  nuovo  acquistati  ,  e  l'at- 
tuai costruzione  del  musco  dementino  ,  nuo- 
vo tempio  delle  bcll'^irti ,  e  compendio  delle 
bellezze  più  sublimi,  che  abbia  in  ispecii^ 
la  scoltura  ,  fornirono  alla  di  lui  mente  l'idea 
del  lavoro.  La  storia,  che  nella  volta  si  ve- 
de scrivere  sul  dorso  del  tempo  ,  e  che  in  se- 
gno di  (Calcolare  la  felicità  dell'  età  presente 
colle  già  decorse,  e  colle  future  (raro  pri- 
vilegio de'  storici  ,  e  de'  politici  ragionatori 
lungi  dall'essere  ispirati)  guarda  inviso  un 
Giano  bifronte,  mentre  un  Genio  custodisce 
volumi  niss. ,  ed  una  Fama  indicante  il  nuo- 
vo musco  dementino  espresso  in  lontananza 

annun- 


--fT'^  XLV  r-->^ 

annuncia  all'universo  le  glorie  del  sovrano 
edificatore ,  è  un  pensiero  pieno  tutto  di  ve- 
rità ,  che  abbraccia  grandiosamente  le  mol- 
tiplici  circostanze  del  luogo  ,  del  tempo  , 
e  del  governo  .  La  pianta  del  papiro  in  for- 
ma di  canna  triangolare  ornata  di  foglie  lun- 
ghe acuminate  ,  che  sopra  una  delle  finestre 
si  vede  insieme,  coli' Ibi  vicino  ,  sorte  di  ci- 
cogna immonda  vorace  di  serpi ,  e  con  putto 
avente  un  sistro  in  mano  ,  avvisa  i  luoghi 
paludosi  dell'Egitto  feraci  di  quel  papiro, 
che  fu  anticamente  cotanto  in  uso  per  iscri- 
vere .  La  pianta  dello  seirpo  graminifoglio 
con  fiore  apetalo  ermafrodito ,  i  di  cui  stami 
costanti  sorgono  dal  calice  manofiUo  squa- 
moso a  maniera  di  embrice  ,  il  di  cui  pastello 
termina  nel  seme,  per  dir  cosi,  triangolare, 
e  con  radici  serpeggianti ,  e  nodose ,  la  qua- 
le si  vede  accuratamente  espressa  sopra  l'al- 
tra finestra  vicino  all'onocrotalo  {d)  ^  o  sia_ 
il  grotto,  e  ad  un  putto  avente  de'  pesci 
pendenti  da  una  canna  ,  ben  addimostra^ 
le  lagune  di  Ravenna  feconde  di  quello  seirpo, 

di 

(a)  Turpe  Ravennatisgut-  meo  VandellI ,  inferita   nel 

tur  onocrotali .  Martial.  lib.  Tom.  I.   de'' saggi  della  fo~ 

XI.  ep.22.    Vedi  la  disserta-  cietà  letteraria  Ravennate  * 

zionc  VI.  ,  contenente  la_j  Cesena  1765.  pag.iói.  ,  e 

notomia  dei  grotto  uccello  segg. 
acquatico   del  Dott.  Dome- 


XLVI  ^^*«^ 


di  cui  si  forma  una  carta,  sulla  quale  appa- 
riscono scritti  quasi  tutti  i  monumenti  spet- 
tanti alla  chiesa  Ravennate  ,  primogenita-» 
della  Romana  ,  che  a  noi  tuttora  rimangono, 
e  che  ivi  in  gran  parte  si  conservano  (a) . 
Così  Nealce  ,  che  avea  uopo  di  esprimerò 
in  pittura  la  guerra  navale  degli  Egizi ,  e  de' 
Persiani  avvenuta  sul  Nilo,  la  di  cui  acqua 
è  simile  a  quella  del  mare  ,  trovò  l'ingegno- 
so ripiego  di  porre  in  disparte  un  giumento, 
che  beveva  alla  riviera  ,  ed  un  cocodrillo  vi- 
cino, che  lo  insidiava  (^).  Mosc  fìnalmento 
primo  scrittore  della  storia  del  mondo  , 
e  san  Pietro  custode  de'  libri  del  nuovo  te- 
stamento occupano  acconciamente  i  luoghi, 
che  rimanevano  vani  sopra  le  due  porto  . 
Mentre ,  che  il  nostro  artefice  stava  operan- 
do intorno  a  questo  insigne  lavoro  caddo 
la  festività  del  principe  degli  Appostoli  ,  alla 
cui  riccorrenza  soglionsi  dispensare  le  me- 
daglie esprimenti  qualche  azione  memoran- 
da del  Pontefice  ,  che  regna ,  e  il  numero 
degli  anni,  che  s'avanzano,  del  suo  gover- 
no. All'entrare  dell'anno  quarto  del  glorio- 
so Pontificato  di  Clemente  XIV.  fu  sorto 

di 

(a)  Dissertazione  v.    so-     Conte  Francciifo  Glnanni  . 

pra   lo  scirpo  Ravennate »     Ivi  pag.i20.  ,  e  segg. 

pianta  palustre    del    signor        (b)  Plin.  lib.xxxv.  cap.ii. 


XLVII  r'-V^ 


ài  lui  5  e  deirarte  monetale,  che  a  Mengs 
toccasse  l'incarico  dell'  emblema  ,  che  dovea 
fregiare  questa  medaglia .  Esprime  questa.» 
il  battesimo  del  primogenito  del  principo 
d*Asturias  ,  di  cui  fu  padrino  il  Pontefice 
in  segno  della  più  fida  alleanza  tra  lui ,  e  la 
corte  Ibera  .  Questa  medaglia  si  distingue 
tanto  dall'altre  antecedenti  ,  e  susseguenti , 
che  come  Procogene  s'accorse  da  un  solo 
tratto  di  linea  fatto  sopra  una  sua  tavola.; , 
anche  senza  saperlo  d'altronde,  che  Apellc  . 
era  in  Rodi  (a) ,  così  da  questo  solo  disegno 
poteva  ognuno  argomentare  ,  che  Mengs  era 
in  Roma. 

XI.  Ma  già  la  lunga  assenza  piucchè  il  ri- 
stabilimento di  salute  ravvisava  di  dover  ri- 
tornare in  Spagna  »  Spinse  frattanto  il  viag- 
gio di  nuovo  sino  a  Napoli ,  e  dopo  breve 
dimora  fatta  coli ,  e  nel  suo  ritorno  in  Ro- 
ma, s' indrizza  alla  bella  Firenze  ,  ed  ivi  è 
obbligato  a  ritrarre  se  stesso  ,  perchè  in  quel- 
la gran  pinacoteca  iconica  non  mancasse  il  suo 
volto  ,  e  non  s'avesse  per  tal  mancanza  a  di- 
re ora  in  Firenze  ciò  ,  che  si  disse  già  in  Ro- 
ma, che  appunto  si  distinsero  sopra  gli  altri 
Bruto  ,  e  Cassio  ,  perchè  non  si  vedevano 

le 

(a)  Plin.  lib.xxxv.  cap.io. 


le  loro  immagini  (a) .  Di  fatti  si  dipinse  ,  ma 
in  modo  ,  che  vinse  gli  altri  ritratti  suoi 
esistenti  in  vari  luoghi ,  e  in  modo  di  stare 
con  dignità  uguale  ,  se  non  superiore,  fra  i  ri^ 
tratti  di  Vandik  ,  e  di  Rubens  ,  ove  il  suo 
esser  dovca  collocato  .  Varcate  finalmente 
le  Alpi ,  e  i  Pirenei  giunse  di  nuovo  in  Ma- 
drid, e  se  quel  Monarca  si  rallegrò  in  veder- 
selo restituito  ,  si  attristò  di  osservarlo  in  uno 
stato  infelice  di  salute .  Questo  dolore  eccitò 
maggiormente  la  sua  generosità,  e  colmolla 
di  nuove  perenni  beneficenze  .  Le  pitturo 
delle  volte  reali  aspettavano  T  ultima  mano 
del  valente  artefice  ,  che  le  avea  incomincia- 
te ,  e  l'ebbero  fra  i  languori  del  corpo ,  e  fra 
la  costante  elevazione  del  suo  spirito  .  Si  di- 
rebbe, che  i  suoi  incomodi  cospiravano  ad 
un  temporario  godimento  di  Roma,  mentre 
congiuravano  a  danno  irreparabile  delle  belV 
arti . 

XII.  Convenne  pertanto,  che  quel  gra- 
zioso Monarca  gli  accordasse  il  ritorno  in  Ita- 
lia, e  in  Roma.  Ed  in  fatti  qui  venne,  ma-- 
venne  qual  uomo  ^  che  domandava  due  com- 
plimenti ,  l'uno  d'essere  giunto  felicemente, 
l'altro  di  aver  cura  della  sua  salute  .  Siccome 

lo 

(a)  Praefulgehant  ceteris     qiiod  eorum  ìmaghies  noruj 
Brutus ,  &  Cassius  eo  ipso  ,     viserenuir  .  Tacit. 


«-^^  XLIX  ^^"^^ 

lo  spinto  era  energico  e  per  natura ,  e  per 
riflessione,  non  s'arrese  per  questo  all' inde- 
bolimento delle  forze  corporee.  S'accins:L-> 
a  disbrigare  varie  sue  luminose  commissioni, 
e  fra  queste  precedette  l'Andromeda  :  argo- 
mento 5  che  già  piacque  ai  Greci  pittori  Ni- 
cia(^),  ed  Evante  (b) .  Egli  però  nobilitoUo 
d*un  nuovo  pensiero  ,  espresso  in  un  Amo- 
rino ridente ,  ed  armato  di  fiaccola ,  che  in- 
dicava insieme  e]J!&olce  piacere  per   lo  scio- 
glimento,  e  la  liberazione  d'Andromeda-;, 
ed  un  gaio  motteggio  ài  previsione  dei  futuri 
legami  di  Perseo;  siccome  Tatteggiamenco 
modesto  ,e  tremante  d'Andromeda  dava  a  co- 
noscere ,  che  essa  e  dubitava  tuttor  del  suo 
scampo,  qual  chi  qscq  da  un  evidente  peri- 
glio ,  e  in  lui  vedeva  ad  un  tempo  il  figlio 
dì  Giove,  l'uccisor  di  Medusa  ,  ed  il  suo  li- 
beratore .  Poche  anime  pensanti  compresero 
la  finezza  di  questo  timoroso  rossore  ,  e  per- 
ciò qualche  imperito  censore  ne  creò  un  di- 
fetto di  poca  esultanza  ,  che  avrebbe  voluto 
trasparisse  in  viso  ad  una  donna  allora  allora 
involata  alle  fauci  della  morte.  Egli  però  non 
avea  di  che  affliggersi  per  queste  censure,  che 

D  anzi 

(a)  Plin.lib.xxxv.cap.il.     If«r//>/>^j  pag.167.  dell'edi- 
(b)  Achille  Tazio  lib.  III.     zione  di  ialmasio  * 
de  amor  ih.  Clitopbontis  ,  & 


anzi  le  abbandonava  a  quella  indifferenza.» , 
con  cui  Apcllc  sentiva  le  eccezioni  d'un  cia- 
battino (^).  Ma  infinitamente  Tafflisse  dopoi 
la  morte  dell'amata  consorte,  e  questo  do- 
lore 3  figlio  di  sensibilità  ,  collegato  cogli 
abituali  suoi  incomodi  andò  vieppiù  consu- 
mandolo .  Però  egli  animato  ugualmento 
dì  gloria  ,  che  di  gratitudine ,  non  credette 
di  cedere  al  languor  delle  membra,  e  decise 
fra  se  di  morire  col  pennello  in  mano  :  tanto 
maggiormente,  che  si  faceva  un  dovere  in- 
dispensabile di  ciò  ,  qualora  si  trattava  di  ese- 
guire un  ordine ,  che  partisse  dal  Monarca-» 
Cattolico,  suo  incomparabile  benefattore. 
L'annunciazione  dell'Angelo  alla  Vergine  era 
l'ultima  ordinazione  giuntagli  per  parte  del 
Re;  ed  egli,  che  vedeva  ben  vicina  la  fine 
del  viver  suo  ,  pose  in  conato  tutto  il  suo 
spirito  per  compendiare  in  questo  lavoro  Tee- 
cellenza  della  sua  arte,  e  per  esprimere  tutta 
quanta  la  forza  della  sua  riconoscenza  .  La^ 
nobile  leggerezza  ,  ed  agilità  del  messaggie- 
ro,  l'innocente  ,e  modesta  sorpresa  della  Ver- 
gine sono  cose,  che  parlano  ,  e  che  rapisco- 
no. Quella  parte  d'empireo,  che  al  di  so-: 
pra  vicn  riempita  dalla  grandezza  dell'eterno 
Padre ,  non  già  quivi  Padre  di  sovrana  crea- 
zione , 

(e)  Plin.  lib.  XXXV.  cap. IO., -Valer.  Massimo  lib.viil. 


zione,  o  d'onnipotenza  intìnita  ,  ma  Padre 
di  grazia  benefica  ,  e  di  amore  immenso , 
che  ricoperto  di  candida  veste  ,  e  composto 
al  tenero  atto  di  universale  accoglimento 
colla  sua  presenza  approva  il  grand'  atto 
dell'incarnazione  del  Figlio  ;  e  quindi  il  mae- 
stoso corteggio  de' spiriti  Angelici ,  che  gli 
sta  d'intorno  ,  non  che  lo  sfolgorante  chia- 
rore, od  il  lucido  fuoco  (^),  entro  cui  si  li- 
bra sotto  le  forme  di  candida  colomba  lo  Spi- 
rito consolatore  ,  divino  prodotto  d'un  vicen- 
devole incomprensibile  amore  ,  ci  fa  vedere 
la  più  nobile  5  e  la  piti  sublime  maniera.^, 
con  cui  si  possa  comunque  esprimere  ,  per 
via  di  visibili  ,  e  sensibili  immagini ,  oggetti 
tutti  invisibili  ,  immateriali ,  ed  immutabili, 
e  come  a  sembianze  corporee  ,  e  terren:!-» , 
che  simboleggiano  forme  di  specie  superiore, 
e  celeste ,  dar  si  possa  un'  elevazione  quasi 
condegna  ,  sublime  cioè  ,  sopranatural^j , 
leggiera ,  tendente  alla  quiete  della  natura 
divina,  e  priva  dell'orgasmo  delle  passioni: 
cosicché  resti  ,  come    con  sovrano  magico 

D   2  pré- 

(a)  Questo   chiarore  ,  o  mente   la   scarcerazione   di 

questo  fuoco   fu  con  saggia  san  Pietro,  ove  dall'Angelo 

maestria  tolto ,  e  quivi  tras-  conduttore  esce  la  luce  la__» 

portato  dalla  pittura  del  gran  più  sfolgorante,  per  cui  s'al- 

Raffaello  ,  esistente  nelle_j  lama  tutto  l'oscuro  carcere, 
camere  Vaticane  ,  ed  espri- 


s/-'^  LII  /— V 

.fc  I  — 

prestigio  della  mente  ,  e  dell'arte  spiritua- 
lizzato il  corpo  5  e  la  materia  ,  che  esterior- 
mente apparisce  .  Ma  comecché  questo  raffi- 
nato lavoro  di  ragionata  fantasia  fosse  il  suo 
canto  di  cigno  ,  di  poco  precedette  la  sua-» 
morte  5  o  sia  la  sua  emigrazione  ,  a  noi  do- 
lorosa, a  lui  fortunata  ,  all'intuitiva  visione 
di  quella  inaccessibile  divinità  ,  e  gloria.^ , 
che  poc'anzi  era  da  lui  stata  così  maraviglio- 
samente adombrata  (a) .  Lasciò  egli  in  vero 
imperfetta  in  parte  questa  dipintura  ,  ma_^ 
tale,  che  ad  altri  sia  interdetto  d'indicare 
i  luoghi  5  che  lasciò  non  finiti,  e  che  avreb- 
be egli  ritoccati ,  non  che  di  applicarvi  la  ma- 
no .  Corse  pur  già  la  stessa  sorte  l'Irido 
di  Aristide  ,  la  Tindaride  di  Nicomaco ,  la  Me- 
dea di  Timomaco ,  e  la  Venere  d'ApcUe  (b)  ; 
le  quali  opere  furono  più  pregiate  così  im- 
perfette ,  che  da  altri  perfezionate .  Ebb:u 
egli  il  nobile  ardire,  come  pur  dirovvi ,  di 
tentare  lo  stile  sublime  dell'arte,  che  egli  ri- 
pose nell'esprimere  il  bello  ideale  ,  e  nel  ga- 
reggiare colla  natura  per  superarne  il  magi- 
stero .  Questo  quadro  pertanto  ne  è ,  piucch' 
alcun' altro  ,  una  prova,  ed  un  esempio  ,  cui 
già  un  minor  saggio  preceduto  avea  nel  qua- 
dro 

(a)  Morì  ai  2$).  giugno         (b)  Plin.lib.xxxv.cap.i. 

i77p. 


LUI  /^"^ 


cIro  sorprendente,  in  cui  egli  sotto  le  forme 
rare  d'  una  semplicissima  vergine  ,  vestita.^ 
di  candidi  lini  ,  atteggiata  in  placido  ,  ed 
astratto  portamento,  cinta  da  un  chiarore» 
celeste  ,  e  maestosa  per  il  nobile  aggregato 
di  mille  avvenenze  negli  occhi  ,  e  nelle  fer- 
me nerissime  pupille  al  ciclo  rivolte ,  nella 
bocca  mezzo  aperta,  che  una  porzione  de' 
primi  lucidissimi  denti  della  superior  m,andi- 
bola,  emuli  di  forbito  avorio  ,  soavemente.^ 
jfÌM  l'estasi  dischiude ,  nel  bel  colore  porpori- 
no del  volto,  da  cui  traspare  l'ardor  santo, 
che  internamente  la  cuoce  ,  e  la  cribra,  nel 
bianchissimo  petto  ,  su  cui  regna  il  candore 
pari  all'onestà  ,  e  che  premuto  viene  da  am- 
be le  mani  in  segno  della  più  forte  penetra- 
zione di  spirito  ,  venne  a  darci  una  stupenda 
immagine  affatto  ideale,  non  più  veduta.^, 
e  quasi  inesprimibile  della  contemplazione 
delle  cose  divine  (a) .  Se  aggi  ugneremo  a  tut- 
to questo ,  che  egli  coronò  gli  ultimi  giorni 
della  sua  vita  con  altro  glorioso  tentativo  di 
porre  mano  allo  scalpello ,  per  ridonare  am- 
bedue le  gambe  ad   una  picciola  statuetta..- 

D  3  di 

(a)  Questo  quadro  si  con-  cola   Azzara  Ministro    della 

serva  fra  mok' altri    insigni  corte   di  Spagna  in  Roma  , 

prodotti  del  Cavaliere Mengs  esciinatore  intelligentissimo 

nel  gabinetto  del  signor  Ca-  delle  scienze  ,  dello  lettere, 

vaiiere  Don  Giuseppe  Nic-  e  delle  arti . 


LIV 


di  Venere  in  marmo  di  rara  scoltura  (a) ,  tro- 
vata negli  ultimi  scavi  al  Viminale  ,  cosicché 
ora  faccia  incertezza  il  determinare  l'antico, 
ed  il  moderno  di  quella  elegantissima  statuet- 
ta; diremo  ciò,  che  lo  pone  del  pari  anche 
per  questo  capo  a  Fidia ,  Micone  ,  e  Proto- 
gene fra  gli  antichi ,  e  fra  i  moderni  a  Buo- 
narroti ,  Raffaello ,  ed  Ammanato . 

XIII.  Eccovi  ,  Arcadi  illustri  ,  la  fin?^ 
della  vita  d'un  uomo  degno  d'immortalità: 
eccovi  il  compendio  delle  sue  opere  nel  piìj 
imperfetto  abozzo  ,  qual  da  me  si  poteva  so- 
lamente aspettare.il  vedeste  superiore  all'in- 
flusso d'un  clima  ,  che  rendendo  sovcnto 
le  umane  fibre  più  rigide  ,  non  potè  però  ina- 
sprire i  moti  della  sua  anima,  o  comunicare 
del  violento  ,  e  del  ferreo  ai  suoi  prodotti . 
Il  vedeste  immune  da  quella  atrocità  ,  che 
mai  non  giunse  la  feroce  paterna  educazione 
a  fare  aver  parte  nella  sua  arte  ,  o  nella  sua 
morale  .  Il  vedeste  ragionato  ne'  suoi  lavori , 
qual  chi  si  prefigge  sacrificare  soltanto  alla 
nuda  verità  ,  e  rappresentare  la  bella  natura. 
Il  vedeste  imitatore  de'  più  grandi  esempla- 
ri,  emulo  delle  più  grandi  azioni  de'  primari 
fra  i  suoi  confratelli ,  e  in  alcune  cose  anche 
superiore:  ne  vedeste  bene  ancor  tutto.  Fu 

ia 
(b)  Si  trova  presso  [ì  medesimo  Cavaliere  Azzara  . 


■'r^'*^  LV  ^^^^ 

•i         ■   i"i   ■  I       I     I  I  mi„   ..    I        ■«■     ■      ■■■■ 

in  vero,  se  lice  accennare  qualche  eccezio- 
ne ,  rilevata  però  da  cento  pregi  ,  sterile  al- 
quanto d'invenzione  ,  e  mancante  insiemi^ 
di  quella  espressione,  che  pur  tanto  egli  in- 
culcava .  Fu  però  sommo  nell'effetto  ,  perchè 
lavorava  senza  contorno  ,  simile  in  questo 
a  Tiziano  ,  che  l'otteneva  per  forza  del  colo- 
rito ,  ed  a  Coreggio ,  che  per  la  via  delle  gra- 
zie lo  conseguiva  egualmente  .  Il  manierato  ; 
che  gli  è  stato  da  qualche  critico  men  cari- 
tatevole addebitato  ,  può  forse  verificarsi- 
nellopere  di  sua  giovanezza ,  non  però  ìn-j 
quelle  ,  che  nacquero  sotto  la  di  lui  mano 
già  virilmente  robusta  ,  e  filosoficamente^ 
maestra  .  Fu  il  di  lui  carattere  ,  che  oso  chia- 
mar suo  proprio,  tendente  ad  una  sublimità 
di  stile  ,  per  la  quale  escludeva  tutto  quello, 
che  è  accidentale  nella  natura  .  Sosteneva-» 
egli  5  che  questa  non  doveasi  sempre  rap- 
presentare ,  com'era  in  realtà  ,  ma  come  es- 
ser potrebbe.  A  questa  meta  aspirò  Lodovi- 
co Caracci  da  lui  perciò  sommamente  ammi- 
rato. Il  torso  Erculeo  d'x'^poUonio  Ateniese, 
la  maraviglia  del  Buonarroti,  la  rarità  di  Bel- 
vedere al  Vaticano  esebiva  agli  occhi  di  lui 
un  segno  di  sublimità  di  stile  .  Quivi  si  am- 
mirano, diceva  egli,  le  prime  nude  essen- 
ziali tracce  dell'  umana  natura  ,  e  nulla  più  . 
:     D  4  .  Dopo 


LVI 


Dopo  di  questo  fissava  il  di  lui  sguardo  osser- 
vatore sul  maraviglioso  Apollo,  che  siccome 
è  il  più  bello  de'  Dei ,  così  la  sua  è  la  più 
bella  statua  dell'antico  Greco  valore  ,  ch-^ 
a  noi  sia  rimasta:  statua,  che  per  prodigio 
dell'arte  rappresenta  la  natura  umana  galeg- 
giante  sulle  passioni ,  e  sublimata  dalla  divi- 
na ,    cioè    la  natura    umana    perfezionata-» 
dal  bello  ideale  ,  the  è  il  bello  fisico  dall'im- 
maginazione  raffinato.  Quindi  a  manifestare 
vieppiù  tale  suo  sentimento  solca  prendere 
ad  imprestito  una  espressione  dalla   musica-/ 
dicendo,    che  un  ritratto  semplice  di  ciò, 
che  è  la  natura  ,  per  un  pittore  altro  non  è  , 
che  quello  ,    che  si  direbbe  nella  musica-» 
un'aria  bernesca,  mentre  una  grandiosa  rap- 
presentanza ideale  sì  direbbe  un'aria  canta- 
bile .   Potrebbesi  perciò  il  nostro  Mengs  ap- 
pellare ,  come  Melantio  ,  il  pittore  della  ra- 
gione ,  come  l'appellò  Quintiliano  (a) ,  Tale 
è  l'elogio ,  che  si  merita  chi  oltre  Taver  con- 
siderata la  natura  ne'  suoi  materiali  andamenti 
(  com'egli  l'osservò  facendo  studio  grandissi- 
mo sulla  notomia  del  corpo  umano ,  e  spe- 
cialmente sull'armonica  disposizione  delle  os- 
sa )  l'osservò  ancora  ,  e  la  penetrò  interior- 
mente ,  studiando  le  leggi  delle  umane  sensa» 

zioni , 

(a)  Orat.  instìt,  lib.  xil.  cap.io. 


Lvri 


rioni ,  deirimmaginativa,  degli  affetti,  e  so- 
pratutto delle  passioni  ,  che  sono  i  venti , 
che  guidano  la  navicella  della  nostra  vitiL^, 
e  colle  quali  naviga  il  poeta,  e  s'inalza  l'ar- 
tefice ,  perchè  possano  le  loro  opere  influire 
ugualmente  su  i  sensi ,  e  suU'  immaginativa  , 
che  sull'intelletto.  Tanto  sapere ,  tanta  ri- 
flessione ,  elevata  dairimitazione  della  natu- 
ra ,  e  degli  antichi  più  maestosi  artefatti , 
dal  disegno  di  Raffaello  ,  dalle  grazie  dì  Co- 
reggio ,  e  dal  colorito  di  Tiziano ,  potè  in  fi- 
ne formare  quel  grande  artefice ,  com'  egli 
fu  5  ugualmente  atto  ad  eseguire  ,  che  a  pre- 
scrivere le  regole  le  più  ragionate.  Qual  ma- 
raviglia pertanto,  che  ne'  suoi  scritti,  che 
ora  per  beneficio  d'un  grand' amico  delle  belf 
arti  ,  e  dell'umanità  (a)  si  stanno  elegante- 
mente imprimendo  (^) ,  abbia  lasciato  così 
acconci ,  e  così  utili  insegnamenti ,  e  si  sia 
anche  per  questo  punto  uguagliato  ad  Apel- 
ie  (c)j  ed  a  Melanti©  (^)?  A  queste  regole  , 

e  a  que- 

(a)  Il  Cavaliere  Don  Giù-  gnor  Gio.  Batista  Bodoni 
seppe  Niccola  Azzara  Mini-  Sàluzzese  ,  tra  gli  Arcadi 
stro  della  corte  di  Spagna—»  Obindo  Vagiennio  ,  e  mem- 
in  Roma  .  bro  dell'Accademia  real(:_^ 

(b)  Per  i  torchi  di  Parma  delle  belle  arti  in  Parma  . 
diretti   dal  ristoratore   dell'  (e)  Plin.lib.xjocv.cap.io. 
onor   tipografico    d'-talia   ,  (d)  Eiog.  Laert.  lib.  iv. 
ed  artefice  celebratissimo  di  de  vit.  Philos.  in  Polemone . 
el^antissimi   caratteri  il  si- 


LVIII 


c  a  questi  insegnamenti  accoppio  insieme 
la  più  nobile,  la  più  modesta,  e  la  più  can- 
dida maniera  d'immaginazione  ,  con  cui  cer- 
cò ,  ed  ottenne  il  fine  delle  beli'  arti ,  di  pre- 
stare  cioè  aiuto  alla  filosofia,  d'inspirare  l'amo- 
re della  virtù ,  e  l'aborrimento  de'  vizi .  Nulla 
egli  pertanto  a  noi  lasciò  ,che  non  corrispon- 
desse a  questo  bel  fine  ,  superiore  perciò 
a  Timomaco  ,  che  dipinse  l'empietà  di  Me- 
dea carnefice  de'  suoi  figli ,  a  Teone  ,  chc-> 
espresse  le  furie  d'Oreste  uccisore  di  sua  ma- 
dre ,  a  Parrasio  ,  che  rappresentò  la  simulati 
jyazzia  d'Ulisse,  a  Cherefane  finalmente,  che 
ritrasse  in  tavola  gì'  impuri  accoppiamenti 
de'  due  sessi  (a)  .  Tutto  era  in  somma  in  lui 
coerente  con  una  saggia  morale  ,  che  faceva 
Telogio  ugualmente  del  suo  spirito  ,  che  del 
suo  cuore  .  Una  rara  modestia  gì'  inspirava-» 
un'aria  di  uguaglianza ,  e  di  deferenza  a  cia- 
scuno dell'arte  sua  ,  benché  non  avesse  a  te- 
mere, come  Zeusi ,  le  rivalità  di  Timanto  , 
d'Androcide  ,  d'Eupompo  ,  e  di  Parrasio  (b), 
e  benché. spesso  si  trovasse  in  mezzo  ai  Me- 
nestrati  (e) ,  ai  Panfili  (d) ,  ai  Fulvi ,  ai  Rutubi, 

ed 


(a")  VìntzYco  depoetìs  au-  lib.  tT.  cap.19. 
diendis  .  (d)  Gicer.  de  Oratore^ 

(b)  PHn.lib.xxxv.cap.9.  lib.  III. 
(e)  ^nthol.  Craec.  ^pig' 


ed  ai  Phcidiani  (rf),  che  erano  fra  i  pittori 
ciò  ,  che  erano  fra  i  poeti  i  Panfili ,  i  Deme- 
tri 5  i  Panni ,  i  Bavi  ,  e  i  Mevi .  Come  non 
esser  tale  ,  se  egli  era  Tarnico  degli  uomini , 
generoso  co'  suoi  uguali ,  compassionevole-; 
cogl' infelici ,  e  soccorrente  coi  miseri?  Un' 
unione  di  tante  doti  procedenti  e  dalla  natu- 
ra ,  e  dalla  riflessione  ci  presenta  un  raro 
complesso  (^\  buon  cittadino  ,  di  saggio  filo- 
sofo, e  di  eccellente  pittore,  qual  sarebbe 
srato  Platone  (h) ,  se  avesse  voluto  maggior- 
mente esercitarsi  nell'arte  pittorica  ,  che-» 
nella  sua  poetica  metafisica ,  e  qual  fu  Me- 
trodcro  (e) ,  Pirrone  (^)  ,  ed  Ermogene  (<?) 
non  prima  pittori ,  che  filosofi .  Chi  è  dun- 
que ,  che  mi  vieti  a  prorompere  in  sfogo 
della  mia  ammirazione  ,  e  del  mio  doloro 
ne'  seguenti  rispettosi ,  e  sinceri  sentimenti  % 
XIV.  Anima  grande  ,  anima  eccelsa  d'An- 
ton Raffaello ,  che  dagli  umani  lacci  disciolta 
tanto  sopra  noi  ti  sollevi ,  che  umana  cosa^ 
pili  non  ci  rassembri,  ti  piaccia  accogliere 

il  ri. 

(a)  Sono   questi   ultimi    vita  ,  e  Suida  alla  vocc__^ 
tre  pesti  in  derisione  da  Ora-     Dtypp&v  . 

zio  sat.y.  lib.  iT.  (d)  Plin.lib.XXYV.  cap.iT, 

(b)  Apuleio  lìb.  I.  </^^'c)^-         (e)  Si  veda  la  risposta » 

mate  Platonis   ,  e    Laerzio  a  lui  fatta   da  Tertulliano  , 

nella  vita  dei  medesimo  .  ove  sul  principio  attesta  lì- 

(c)  Laerzio   nella  di  lui  cite  pinxisse  . 


il  riverente  tributo  ,  che  un  ceto  letterario 
veneratore  d'ogni  sublime  scienza  ,  e  d'ogni 
liberal  disciplina,  e  cultore  delle  amene  let- 
tere oggi  ti  presenta  per  mezzo  di  un  omag- 
gio 5  che  è  sol  di  suo  potere  ,  e  che  potreb- 
be pur  andare  all'immortalità  del  pari  alle  tue 
opere  ,  qualor' avvenisse  ,  che  questo  potesse 
alle  medesime  rassomigliare.  Ti  piaccia  per- 
donare alla  fiacchezza  del  dicitore  ,  ch'esso 
prescelse  per  ridir  oggi  le  tue  lodi  ;  ma  in- 
sieme accogli  con  lieto  viso  quegl' ingenui 
sensi  d'encomio  ,  che  partendo  da  un  cuor 
libero  ,  e  franco  hanno  almen  questo  di  buo- 
no ,  che  non  son  per  essere  comuni,  ch:^ 
all'anime  grandi ,  e  alla  tua  uguali  .  Un  tuo 
approvatore  sorriso ,  che  dolcemente  river- 
beri sulle  tue  opere  ammirande ,  ci  mostri 
un'  idea  della  sovrana  bellezza  del  Creatore  , 
eh'  ora  tu  contempli ,  e  comprendi ,  comi^ 
non  lontana  da  quelle  luminose  tracce  ,  che 
tu  ci  segnasti  qui  in  terra.  Esso  ci  convinca, 
che  al  supremo  Signore  sono  accetti  quegli 
ornamenti  della  bell'arte  tua,  per  cui  fra_^ 
la  candida  fede  ,  e  il  culto  puro  i  suoi  templi 
addivengono  ogn' or  più  eleganti,  ed  augu- 
sti .  Esso  pure  ci  rassicuri ,  che  a  lui  noii_» 
spiacciono  quelle  sensibili  rappresentanz'^ , 
colle  quali  a  conforto ,  e  sussidio  dell'umana 

fra- 


-:^'-^    LXI    <^-V- 

fralezza  l'immaginazione  ,  e  il  colorito  cerca 
adombrare  gl'impercettibili  suoi  attributi  , 
e  quegli  esseri  spirituali ,  che  gli  fanno  co- 
rona .  Esso  per  fine  comprender  faccia  a  cert 
anime  fredde  ,  ed  inerti,  ch'ei  non  disdegna 
lo  studio  da  noi  quaggiù  collocato  nell'imita- 
re  la  bella  natura,  opra  eccelsa  delle  suo 
inani ,  e  che  non  riprova  il  raffinamento  de- 
gli onesti  piaceri  della  vita  ,  immagine  di 
quelli  della  futura .  E  sia  questo  il  piii  bel 
suggello  dell'alleanza  delle  bell'arti  colle  let*» 
tere ,  e  dell'une  ,  e  dell'altre  colla  religione . 


-hj.       V' 


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